“Il mstero del Lago Gelato” (The Curse of Camp Cold Lake) è il cinquantaseiesimo libro della prima serie di Piccoli Brividi, arrivato sugli scaffali statunitensi a Giugno 1997. Si dice spesso che sarebbe meglio non giudicare un libro dalla copertina, ma in questo caso è quasi impossibile. Sebbene il romanzo non sia tra i più famosi della collana, la copertina è una di quelle più ricordate da chiunque sia entrato in contatto con le opere di Stine. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che Tim Jacobus, storico copertinista della collana, ha realizzato per l’occasione una delle sue illustrazioni più cupe.

Viene utilizzata una soluzione visiva molto cara al genere horror, cioè quella di una creatura che emerge in primo piano da uno specchio d’acqua. In questo caso abbiamo uno spirito dalle fattezze femminili che sembra fissare in maniera diretta ( e alquanto sinistra) il lettore. Sullo sfondo, una leggera nebbia da cui emerge una barchetta lasciata alla deriva. Come già avvenuto in altri casi, l’artista si è avvalso di una gamma limitata di colori, per lo più freddi. A farla da padrone sono le tonalità del verde e del blu, nonché il bianco. Gli unici colori caldi sono le sfumature di rosso sui bulbi oculari del fantasma e l’arancione del cielo sullo sfondo, ultimo residuo di luce prima dell’oscurità della notte. Una copertina che, in sostanza, non sfigurerebbe per nulla come locandina di un film.

TRAMA

La giovane Sarah Maas viene spinta dai genitori a prendere parte, assieme al fratello minore Aron, al Campeggio Lago Gelato. Come il nome lascia intuire, il punto forte del luogo sono le attività acquatiche, che la ragazza detesta. Come se non bastasse, Sarah ha diversi problemi ad integrarsi con le sue coetanee. Purtroppo, la timidezza la porterà fin da subito ad essere la vittima designata di scherzi di cattivo gusto. Al Campeggio Lago Gelato vige una regola ferrea: bisogna sempre avere un compagno durante l’esecuzione delle attività all’interno del lago, in modo da potersi prestare soccorso a vicenda. Un giorno Sarah, ormai esasperata dalla propria condizione, decide di far finta di affogare per poter guadagnare la compassione dei compagni di campeggio. Tuttavia, la giovane corre realmente il rischio di andare incontro ad annegamento. Dopo aver perso conoscenza, la ragazza ha una visione in cui si ritrova perseguitata, in un campeggio del tutto deserto, dallo spirito di una sua coetanea di nome Della.

Acquisiti nuovamente i sensi, Sarah si rende però conto di continuare a percepire la presenza di Della, che tenterà a tutti i costi di fare della ragazza la sua compagna di campeggio per l’eternità…

RECENSIONE

Il libro uscì nel pieno del boom dei Piccoli Brividi, periodo in cui R.L. Stine lavorava ininterrottamente per sfornare nuove storie. Non sempre tali progetti si rivelarono brillanti (basti pensare a “Prigionieri di un incantesimo”) ma è proprio in tale lasso temporale che uscirono anche dei piccoli gioielli purtroppo dimenticati (ad esempio “Il mistero della caverna di ghiaccio”). Possiamo affermare che “Il mistero del Lago Gelato” appartenga decisamente più a quest’ultima categoria, sebbene non sia un’opera del tutto esente da difetti.

Non si tratta infatti di uno dei migliori Piccoli Brividi in senso assoluto, ma indubbiamente di uno dei più particolari.

Tale aspetto è chiaramente ravvisabile dalla caratterizzazione della giovane protagonista, Sarah Maas. Come in altri casi, Stine decide di porre al centro della vicenda una volontà di vendetta che fa da motore per l’avvio della svolta soprannaturale degli avvenimenti. Sarah viene infatti caratterizzata come una ragazza estremamente timida che, inserita in un contesto che non le appartiene, diviene vittima delle antipatie altrui. Ad un primo approccio, potremmo paragonarla alla figura di Carly Beth, protagonista de “La maschera maledetta”. Andando avanti con la lettura emerge però una differenza fondamentale legata alla modalità con cui Sarah decide di mettere in atto la propria vendetta.

Se Carly Beth aveva la volontà di spaventare dei bulli con la propria maschera, Sarah cerca una vendetta che mette a repentaglio la sua stessa vita. Non si tratta inoltre di una rivalsa nel senso più tipico del termine: Sarah non cerca di sopraffare le sue coetanee, cerca la loro compassione. Quella che Stine ha costruito è una protagonista “imperfetta”, che non riesce a riscuotere del tutto l’empatia del lettore. Noi comprendiamo perché lei decida di fare ciò che fa ma, dal momento che ciò si rivela un gesto estremamente pericoloso, non riusciamo del tutto a giustificarlo.

Tutti si sarebbero impietositi. E così sarei ripartita col piede giusto.

Dopo lo scampato pericolo, tutti i ragazzi del campeggio si sarebbero fatti in quattro per diventare miei amici.

Da pagina 64

Questa storia diventa quindi uno dei più solidi esempi della volontà di R.L. Stine di intercettare in tutto e per tutto lo spirito del proprio pubblico di riferimento, rappresentandone tanto i pregi quanto i difetti.

In secondo luogo, ne “Il mistero del Lago Gelato” ricopre una certa importanza il tema della morte. Nel mondo dei Piccoli Brividi la morte non è propriamente un tabù, ma un argomento che viene di solito sfiorato senza esplorarlo in maniera consistente. In questo caso, invece, non soltanto la morte ricorre per via della presenza di Della, un fantasma, ma anche in virtù della volontà di tale spirito di uccidere Sarah. All’interno della collana è molto raro che la posta in gioco sia la vita stessa dei protagonisti (accadeva con maggiore frequenza soltanto nei primissimi libri), rendendo quest’opera un’eccezione in tal senso. Anche la visione attraverso cui Sarah vede per la prima volta Della può essere considerata come un’esperienza di pre-morte.

Non a caso, Stine ha parlato de “Il mistero del Lago Gelato” come di una delle sue opere più spaventose.

Passando ai difetti, il libro non va a chiarire un aspetto fondamentale: perché Della è limitata all’interno dei confini del campeggio? Si potrebbe ipotizzare, in virtù della parola “curse” presente nel titolo originale, che ciò sia dovuto ad una maledizione. Il numero di pagine è ridotto rispetto a molti altri romanzi della stessa collana, per cui Stine avrebbe potuto riservarne una decina ad un breve excursus sulla storia del Campeggio Lago Gelato. Non si può escludere nemmeno che tale digressione venne scritta dall’autore per poi essere “tagliata” dalla casa editrice Scholastic, temendo che magari intaccasse la scorrevolezza del tutto.

Anche il colpo di scena finale, per quanto efficace, potrebbe fare storcere il naso ad alcuni. Andando oltre l’effetto sorpresa, è difficile trovare una logica alla scena mettendola in relazione con alcuni elementi che emergono nel corso della storia. E’ comunque un finale amaro, che ben si sposa allo spirito cupo dell’intera vicenda.

Lo stile di scrittura è semplice e scorrevole, perfettamente in linea con quello che Stine ha perfezionato durante stesura delle moltissime opere della collana.

In definitiva “Il mistero del Lago Gelato” è una lettura imprescindibile per ogni appassionato di Piccoli Brividi, ma potrebbe risultare interessante anche per coloro che per la prima volta si avvicinano al folle mondo creato da R.L. Stine. Non è un’opera perfetta, ma resta una piccola perla ingiustamente nascosta fra altri titoli più popolari.