Sono (già) passati 11 anni dall’uscita di Annabelle, primo capitolo della trilogia di film dedicata all’iconica bambola introdotta nella scena di apertura di The Conjuring. La pellicola vede John R. Leonetti alla regia e Gary Dauberman alla sceneggiatura. Dauberman avrebbe in seguito curato lo script anche dei due sequel (nonché la regia del terzo capitolo).
Annabelle è stato anche l’inaugurazione del progetto del Conjuring Universe, composto dai film che narrano ed espandono la mitologia delle manifestazioni paranormali trattate dai coniugi Warren.

TRAMA


1967, Santa Monica. La pacifica vita di John e Mia Form viene scossa da un gruppo di cultisti che, dopo aver massacrato i vicini, si introducono nella loro abitazione. Mia, in attesa di una bambina, viene pugnalata alla pancia. La polizia, fortunatamente, riesce a irrompere in tempo e uccidere gli intrusi.
In quel momento, tuttavia, si verifica un fatto apparentemente insignificante: una dei membri della setta, Annabelle Higgins, muore stringendo fra le braccia una preziosa bambola che John aveva da poco regalato alla moglie.
Superato l’evento traumatico, la vita sembra tornare alla normalità. Mia, costretta a letto per non mettere ulteriormente a rischio il parto, inizia però ad assistere a una serie di eventi inspiegabili che vedono coinvolti gli apparecchi elettrici dell’abitazione. A essi faranno seguito anche delle fugaci e sinistre apparizioni. Esiste un legame fra quanto sta avvenendo e la bambola?

RECENSIONE


Annabelle ha un ottimo primo atto
. La decisione di portare in scena un gruppo di fanatici, chiaramente ispirato a quelli della Manson Family, dà il giusto fattore di freschezza e imprevedibilità all’avvio dell’intreccio. La scena dell’intrusione in casa, inoltre, è una delle meglio dirette dell’intera pellicola. Dall’omicidio dei vicini visto dalla finestra dei Form al piano sequenza di Mia che vaga spaventata per la casa, la sequenza regala suspense e una certa gradevolezza di visione.


In effetti, l’intero film non è diretto male. Leonetti cerca di portare avanti lo stile di James Wan, regista del primo The Conjuring, e ci riesce abbastanza bene. Lenti zoom in e camera a mano nelle sequenze di suspense (quasi a inseguire i personaggi) sono due elementi che ritroviamo sia nell’ormai iconico film di Wan che in Annabelle. Questo tentativo di omologazione stilistica non è del tutto riuscito, purtroppo, ma ci regala comunque alcune scene ben confezionate.

Anche la componente musicale, con tracce rumorose e angoscianti nei momenti orrorifici, è un elemento che avevamo visto in The Conjuring (ma anche nei due Insidious, sempre di Wan).


Oltre alla già citata sequenza nel primo atto, il film contiene (alcuni) altri momenti di suspense perfettamente riusciti. Un esempio può essere la fuga di Mia dal seminterrato del palazzo, con l’ascensore che sembra muoversi per poi continuare ad aprirsi sullo stesso piano. Bellissimo anche un jumpscare che richiama (volontariamente o no) una famosa scena di Shock, diretto dal grandissimo Mario Bava.


Sui rimanenti versanti, Annabelle è purtroppo carente. In seguito alle dimissioni di Mia dall’ospedale, inizia una sequela di eventi paranormali che hanno davvero tanto, troppo, di già visto. Per chi ha già guardato un po’ di horror a tema paranormale, sarà quasi inevitabile perdere interesse nello scorrere della trama. Il fattore di variazione dato dall’elemento cultistico lascia il posto a una totale piattezza e prevedibilità, che le poche buone sequenze fanno fatica a salvare. Peraltro, la bambola che dà il titolo al film risulta marginale fino a metà del terzo atto. A onor del vero, sappiamo come Annabelle non sia altro che un tramite per una presenza demoniaca, ma è una giustificazione soltanto parziale. Dopotutto, gli spettatori erano attirati proprio da quel misterioso oggetto che tanto li aveva affascinati nella sequenza di apertura di The Conjuring, non da altro.


Anche i personaggi lasciano parecchio desiderare. Se Mia risulta comunque una buona co-protagonista, lo stesso non si può dire per John. La sua superficialità e scetticismo vengono così reiterati nel corso della trama da renderlo una macchietta priva del minimo spessore. Vittima di una scrittura carente è anche Evelyn, la libraia che aiuta Mia a fare luce su quanto sta avvenendo. Le sue battute risultano così artificiose e forzate da far sorgere il dubbio che la donna nasconda un segreto. È un membro della setta? È interessata alla bambola? In realtà no ma, anche se fosse stato, sarebbe risultato decisamente prevedibile.


Assistiamo a un simile fenomeno di involontaria ambiguità quando Mia svela a John di non aver voluto buttare via la bambola. Dal tono, sembra quasi che la ragazza sia sotto l’influsso di una qualche forza occulta. Eppure, tale elemento non verrà mai ripreso nel corso del film.
Poco plausibile è anche che John e Mia non si chiedano immediatamente come mai Annabelle Higgins avesse con sé la bambola nel momento della morte.

Potete recuperare Annabelle su Netflix.


In definitiva, Annabelle è stata una partenza zoppicante per il Conjuring Universe. Oltre a un buon primo atto e delle sequenze ben riuscite, il film ha poco altro da offrire. Resta comunque una buona visione per una serata in compagnia, ma viene facilmente superato dal sequel/prequel, Annabelle: Creation, il prodotto migliore legato alla bambola maledetta.

Classificazione: 2 su 5.