Si è conclusa, dopo quasi 10 anni, una delle serie più iconiche e pop: Stranger Things ci saluta con un emozionante epilogo
Sono davvero finiti gli anni ’80? Questa è la domanda che mi ha lasciato in testa la puntata finale (128 minuti) di una delle serie più iconiche dell’ultimo decennio. La serie che ha riportato la cultura pop di quella decade di nuovo alla ribalta in film, serie, fumetti e romanzi. Però, forse, ora che le vicende di: Will, Lucas, Mike e Dustin insieme a Undici sono davvero finite, magari lo sarà anche il fattore nostalgia.

Scontro finale nell’Abisso (SPOILER)
Ovviamente farò spoiler sul finale, avendo già parlato della prima parte della stagione nella mia recensione. Il gruppo completo di ragazzi ed adulti si prepara allo scontro finale contro Vecna e il Mind Flyer nell’Abisso. Questa è la dimensione da cui provengono i demogorgoni e tutte le orribili creature che abbiamo visto negli anni. Il Sottosopra è solamente un ponte di Einstein-Rosen che collega il nostro Mondo all’Abisso (o dimensione X). Sfruttando la torre radio del Sottosopra , i nostri aspettano che l’Abisso si abbassi così tanto da intrufolarsi nell’altra dimensione per attaccare Vecna e liberare i bambini. Mentre Undici e Kali, tentano di indebolire Henry Creel all’interno della sua mente, rischiando molto.

Ho parecchio apprezzato tutte le fasi dell’operazione, così come gli intoppi che accadono in un paio di occasioni. Quello che però mi ha fatto respirare il senso di battaglia finale è stato lo scontro tra Vecna e Undici all’interno del Pain Tree trasformato in un enorme ragno (così come il Mind Flyer fece con i corpi umani nella terza stagione al Mall). Visivamente spettacolare e capace di dare spazio a tutti i nostri protagonisti, con un eccellente uso della CGI.
The First Shadow e problemi di continuity
Una delle grosse pecche è il fatto che i Duffer abbiano canonizzato lo spettacolo teatrale The First Shadow tra la quarta e la quinta stagione. Questo ha creato alcune discrepanze nel racconto del passato di Henry. Infatti, anche in questa quinta stagione, ci viene mostrato un ricordo di Henry bambino narrato nello spettacolo: il primo incontro con il Mind Flyer, che si impossesserà di lui.

Quello che però ho apprezzato è il fatto che lo stesso Vecna dichiari che l’evento che lo traumatizzò fu anche in parte colpa sua. Lui scelse di abbracciare il lato oscuro mostratogli dall’entità. Così facendo non contraddice totalmente il fatto che abbia ucciso sorellina e madre, facendo cadere la colpa sul padre, perché malato e di animo malvagio. Una scelta il linea con il mood anni ’80 di avere un villain cattivo per scelta e desideroso di portare a termine i suoi malvagi piani.

Cosa non funziona nel finale
Sono soddisfatto di come i Duffer si siano presi quasi 40 minuti per scrivere gli epiloghi di tutti i personaggi. Questo però non vale per tutti. Partiamo dall’elefante nella stanza: il sacrificio di Undici. Il suo piano, grazie anche all’illusione di Kali, le permetterà di sfuggire ai militari e sparire. Il vero problema è perché la dottoressa Kay (Linda Hamilton) ha lasciato andare tutti quei testimoni scomodi, che avevano scoperto i suoi piani di continuare, attraverso il sangue di Kali, gli esperimenti del dottor Brenner? Tutta la questione militari e quarantena ad Hawkins viene liquidata in mezza frase, lasciando un buco narrativo. Aggiungo anche che non mi piace che un paio di personaggi siano completamente scomparsi dopo la battaglia. Il primo è Murray, di cui non sappiamo più nulla, sarebbe bastata anche una mezza scena di raccordo. Il secondo, più importante, è Vicky la fidanzata di Robin. Partecipa per la prima volta ad una battaglia proteggendo Max alla stazione radio ma di lei non sappiamo più nulla 18 mesi dopo. E’ ancora fidanzata con Robin? Oppure è rimasta ad Hawkins continuando a lavorare come infermiera?

Un’ultima partita insieme
Ammetto però che tutti gli altri epiloghi mi hanno emozionato e non poco. Dopo la proposta di Hopper a Joyce da Enzo e la decisione di trasferirsi a Montauk (esperimento MK Ultra, dice nulla?) e la consegna dei diplomi alla classe ’89 (con omaggio di Dustin al discorso che avrebbe fatto Eddie), ci avviamo al finale. Innanzi tutto, il timeskip di 18 mesi, ci permette appunto di arrivare al 1989, andando anche simbolicamente a chiudere gli anni ’80. Qui, dopo la cerimonia, vediamo due saluti. Da una parte Nancy, Steve, Jonathan e Robin, ognuno alle prese con lavoro ed università promettersi di trovarsi almeno una volta al mese consolidando la loro amicizia.

Un discorso molto commovente sul passaggio del tempo e il dover andare avanti, nonostante tutte le avventure vissute negli ultimi anni. Che incarna in pieno il senso di coming of age kinghiano che farà da sfondo all’ultima vera scena: l’ultima partita di D’n’D a casa Wheeler. Mike sarà per l’ultima volta il master, facendo una metafora tra questa ultima partita e il futuro dei suoi amici. Immaginando Lucas e Max che andranno a vivere insieme studiando in una nuova città, Will che potrà finalmente essere sé stesso consapevole della sua sessualità, Dustin sempre brillante anche al college ma che non rinuncerà a qualche gita con Steve ed infine Mike stesso che diventerà uno scrittore, pronto a raccontare nuove storie ad un nuovo pubblico, centrando in pieno un altro topos kinghiano.

Infine, forse l’immagine più bella, sono i ragazzi visibilmente emozionati, che dopo aver riposto i loro quaderni da gioco escono lentamente di scena. Prima che possa uscire anche Mike, ecco che sua sorella Holly, insieme a Derek ed altri loro amici che erano stati rapiti, corrono giù per le scale pronti ad iniziare nuove avventure in una sorta di passaggio di testimone generazionale.
Quindi, sui bellissimi titoli di coda di Stranger Things, non posso fare a meno di chiedermi: sono davvero finiti gli anni ’80? Forse sì, però sono convinto che continueranno a vivere nel cuore di chi continua ad amare queste meravigliose storie!
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