Below, disponibile dall’8 ottobre su Netflix, inizia con un’immagine misteriosa: una barca che traina in mezzo al mare un’intera casa. Sulla barca c’è la famiglia del protagonista, Calvin Penney, qui ancora bambino. A un tratto la barca si ferma, trattenuta da un ostacolo invisibile. Mentre il padre si serve della gomena per andare a verificare cosa stia succedendo dentro la casa, Calvin si sporge per osservare l’acqua, e, appena sotto la superficie, intravede qualcosa di spaventosamente enorme.

Il resto della serie è ambientato quarant’anni dopo. Calvin è ormai un uomo adulto, divenuto pescatore di ghiaccio e padre vedovo di tre figli, che cerca di tenere unita una famiglia ormai frammentata. Nel piccolo centro costiero dove vive, Snook’s Arm, le cose vanno peggio di giorno in giorno: il riscaldamento globale sta rendendo sempre più difficile vivere dei mestieri legati al mare e la comunità, affaticata dalle ristrettezze, deve fare i conti con le pressioni del governo che vorrebbe trasferire altrove tutta la popolazione. L’equilibrio già fragile del paesino viene stravolto dall’arrivo di una misteriosa e violenta creatura marina che inizia a terrorizzare gli abitanti: Calvin si ritroverà a dover difendere i suoi cari e la sua città da una minaccia enigmatica e apparentemente inarrestabile.
Creata dallo sceneggiatore canadese Jesse McKeown, la miniserie in sei episodi vanta nel cast Josh Hartnett (tornato alla ribalta in Trap di M. Night Shyamalan nel 2024) nei panni del protagonista, Charlie Heaton (Jonathan in Stranger Things) che interpreta suo figlio, e Mackenzie Davis (l’abbiamo già vista nel remake USA di Speak No Evil) nei panni di una goffa ma brillante biologa marina. Le ottime performance degli attori sostengono un racconto dal ritmo serrato, la cui trama horror si intreccia al dramma familiare e alla critica di stampo ecologista.

Se Lovecraft approda a Snook’s Arm
Il terrore portato sullo schermo in questa miniserie suonerà sicuramente familiare agli amanti delle opere di H. P. Lovecraft: ritroviamo qui molti dei temi cari a uno dei padri dell’horror, sebbene adeguati all’ambientazione odierna e ai ritmi televisivi.
Innanzitutto la minaccia che sorge dal mare, di proporzioni gigantesche e talmente spaventosa da pietrificare gli sventurati che vi si imbattono, non può non ricordare i miti di Cthulhu ma anche racconti come Dagon, La maschera di Innsmouth, e ancor di più il romanzo breve Alle montagne della follia: quest’ultima opera, in particolare, sembra venir richiamata in Below grazie al ruolo degli strani iceberg che compaiono vicino alla costa più o meno assieme al mostro marino. Davanti a questi inattesi giganti di ghiaccio i personaggi restano paralizzati, inebetiti, mentre sapienti inquadrature sottolineano le minuscole dimensioni degli umani rispetto ai monoliti che li sovrastano, così come rispetto al mare e alla creatura che lo abita.

Ma la sensazione di sconsolata impotenza rispetto alle forze insondabili e feroci della natura non è l’unico tratto lovecraftiano in Below: c’è anche la follia incipiente che presto inizia a serpeggiare tra molti degli abitanti di Snook’s Arm, nonché la presenza di alcuni esseri umani così ammaliati dalla creatura negli abissi da cominciare a trattarla con forme di reverenza e ossessione che ricordano a tutti gli effetti un culto, in un binomio di attrazione e venerazione verso l’orrendo che conduce le vittime alla perdizione.
Tuttavia, se nella poetica di Lovecraft l’universo è indifferente all’uomo, in Below la natura sembra restituirgli il conto: l’orrore cosmico diventa così un orrore terrestre, contrappasso della tracotanza umana.

Chi è il vero mostro?
[Da questo punto in poi sono presenti SPOILER]
Probabilmente è affrontando il tema dell’ambientalismo che Below trova la sua identità, perché dietro l’intrattenimento da creature feature si nasconde un discorso ecologista tutt’altro che banale. La creatura, capiamo ben presto, non è un mostro assetato di sangue, né riflette fino in fondo la natura cosmica delle minacce lovecraftiane: è un “semplice” animale, un calamaro gigante, spinto a comportamenti anomali dai repentini cambiamenti del suo ecosistema causati dal riscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacciai.
Anche la battuta che le rivolge il protagonista Calvin sul finale, “oserei dire che io e te siamo più simili di quanto pensassi”, parla sì della loro genitorialità “condivisa” (entrambi hanno dei piccoli che si sforzano di proteggere), ma anche di come entrambi, sia la bestia sia l’uomo, si trovino a doversi adattare a una natura sempre più ostile e difficile da navigare.
Il caos che il calamaro porta a Snook’s Arm si può quasi leggere come una punizione per chi ha abusato delle risorse marine e terrestri. A rafforzare questa lettura c’è anche il destino degli studiosi venuti da lontano, che si illudono di poter controllare e dominare il cefalopode per andare invece incontro a una bruttissima fine, mentre gli unici a stabilire con l’animale un equilibrio sono gli abitanti di Little Pot Rock, che imparano a pescare in sintonia con esso senza brutalizzarlo. Un cautionary tale che non ha bisogno di troppe spiegazioni: la natura non si può controllare né sfruttare, soltanto rispettare.

Per quanto sia sostanzialmente un prodotto ben riuscito, Below ha comunque qualche difetto: anzitutto i soli sei episodi, che, se da un lato rendono il ritmo scattante, dall’altro lasciano un po’ a bocca asciutta. In particolare, la sottotrama sull’epidemia che affligge gli abitanti di Snook’s Arm finisce per risolversi da sola, quasi fuori campo, senza alcun vero climax. Lo stesso vale per molte delle tensioni familiari e sociali del nutrito coro di personaggi, sfiorate ma mai davvero esplorate, o per l’interessante tema della piccola comunità di Little Pot Rock che vorrebbe vivere isolata dal mondo moderno, introdotto e richiuso nell’arco di un solo episodio. Insomma, c’era la stoffa per allungarsi fino ai classici otto episodi da originale Netflix, e l’essersi fermati prima non ha giovato.
Forse però il punto più debole di tutta la serie è la colonna sonora, che non regge il paragone con la solidità della regia e delle atmosfere inquietanti che la serie costruisce: le musiche restano banali, affidate a tracce horror quasi “stock”, mentre un contesto così carico di richiami a Lovecraft avrebbe meritato un po’ più di coraggio; una score più disturbante e originale, con strumenti insoliti e dissonanze, o magari, paradossalmente, un comparto sonoro più snello che lasciasse spazio al silenzio in alcuni momenti.

Un’ultima osservazione riguarda il pubblico italiano: il doppiaggio cancella inevitabilmente il grande lavoro degli attori sull’accento di Terranova, di cui è un esempio simpatico quello di Josh Hartnett, che ha raccontato di aver ascoltato tutti i giorni la radio locale per rimanere immerso nella parlata della zona. Chi può, dunque, è invitato a vedere la serie in originale con sottotitoli.
Nonostante i suoi limiti, Below è una miniserie riuscita che merita di essere vista, e diventa praticamente imperdibile per chi ama l’orrore di stampo marino e le suggestioni lovecraftiane. Con Halloween ormai alle porte, può essere un’ottima compagna di serate: meglio rimandare la visione, invece, se avete voglia di farvi un ultimo bagno al mare prima dell’inverno.
a cura di Margherita Nani
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