Riprendiamo a trattare l’immensa produzione di R.L. Stine, l’autore degli amatissimi Piccoli Brividi. Con l’arrivo delle feste, ci focalizzeremo sul recente romanzo natalizio dell’autore “Young Scrooge”.

Il libro si propone di essere una rielaborazione in chiave giovanile e contemporanea del celeberrimo Un Canto di Natale di Charles Dickens. Secondo le parole dello stesso Stine, l’idea per Young Scrooge è nata proprio dal tentativo di immaginare come si sarebbe comportato l’Ebenezer Scrooge di Dickens da giovane.

Ad oggi, il romanzo è ancora inedito in Italia. Risulta comunque una lettura non ostica a chiunque abbia una conoscenza di base della lingua inglese.

TRAMA

Rick Scroogeman, dodici anni, passa il tempo facendo scherzi di pessimo gusto ai propri compagni di scuola. Il Natale si avvicina e il ragazzo, nonostante odi la festività, ama i regali. Senza farsi scoprire, il giovane tenta di trovare i pacchi preparati per lui dalla madre, in modo da scartarli prima del 25 Dicembre. Nel mezzo del lavoro, Rick incontra una figura incappucciata. È il fantasma del Natale Passato, il primo dei tre spiriti che tenteranno di fargli comprendere il peso delle sue azioni…

Il Fantasma del Natale Passato

UNA CIAMBELLA COL BUCO… DA UN LATO

Per parlare di Young Scrooge possiamo fare una distinzione tra il livello di apprezzamento che si può avere nel leggerlo senza conoscere Piccoli Brividi o avendo dimestichezza con la collana. Approcciandosi al romanzo da profani, difatti, questo moderno A Christmas Carol potrà risultare una lettura divertente e scorrevole, perfetta per qualche ora di svago. Se invece si decidesse di leggerlo spinti dalla passione per Piccoli Brividi, sarebbe molto probabile concludere la lettura con l’amaro in bocca. Da qui in poi, sarà indispensabile fare spoiler sulla vicenda.

Dal punto di vista dell’intreccio, difatti, Young Scrooge manca decisamente di creatività. Certo, ciò potrebbe essere imputabile alla sua natura di rielaborazione di una storia ormai celeberrima, ma sarebbe comunque una giustificazione soltanto parziale. Ciò che più rende Young Scrooge “spento” rispetto al resto della produzione di Stine è il riutilizzo di idee da alcune delle storie più riuscite di Piccoli Brividi. Avevamo innanzitutto avuto una rilettura di A Christmas Carol già con L’ultimo Halloween. Rick, il protagonista di Young Scrooge, è peraltro un bullo proprio come Brandon, personaggio principale del Piccoli Brividi in questione.

Ricorre poi il tema di una scuola corrotta, non più ambiente di apprendimento ma nido di angosce. Lo troviamo tanto nella sezione del Natale Passato, con un’austera scuola del XIX secolo, quanto in quella del Natale Futuro, con un collegio popolato da zombie. La tematica era già stata sfruttata più volte da Stine nel corso di Piccoli Brividi, in storie come l’ottima La scuola maledetta.

La sezione del Natale Presente contiene invece una parziale riproposizione dei pupazzi di neve viventi de Il mistero della caverna di ghiaccio. Per quanto si tratti, anche in tal caso, di qualcosa di già visto, la sequenza risulta comunque godibile. Ciò è dovuto in primis alla sua imprevedibilità, che lascia intravedere l’amatissima maestria di Stine nel sorprendere il lettore. In secondo luogo, essa è una delle pochissime sequenze di reale inquietudine e suspense dell’intero romanzo.

Ed è forse questa la più grande pecca di Young Scrooge: è un libro che sembra non sapere ciò che vuole essere. Stine, specialmente nel primo atto, dà prova di ottime doti umoristiche. I pensieri di Rick, per quanto sbagliati, sono messi a parole in una maniera estremamente spiritosa. Ed è effettivamente lì, in quella (breve) sezione di racconto, che sembra che Stine si sia divertito di più. L’autore non ha mai fatto mistero del proprio amore per il genere comico, cercando di inserire elementi d’ironia in gran parte dei propri romanzi. Abbiamo anche un’intera collana, Scuola Marcia, che va a focalizzarsi proprio sulle inclinazioni umoristiche dello scrittore dell’Ohio.

In Young Scrooge, purtroppo, elementi horror e umoristici non si amalgamano ma finiscono per ostacolarsi a vicenda. Da un lato, l’umorismo vero e proprio è relegato alla prima parte. Dall’altro, principale pecca della storia, gli elementi di suspense sono quasi totalmente assenti. La vicenda, da metà in poi, procede a un ritmo così forsennato da impedire la costruzione di vere sequenze di tensione. Ciò, unito alla scarsa freschezza delle idee, fa arrivare alla conclusione dell’intreccio con l’amaro in bocca.

Il Fantasma del Natale Presente

Resta comunque molto riuscito, da parte di Stine, il tentativo di ingannare il lettore con un falso finale negativo. Difatti Rick, rientrato nel suo mondo, deve cercare di riguadagnarsi la fiducia dei propri compagni di scuola. Quando tuttavia bussa alle porte di due di loro, viene accolto dall’amara constatazione che, forse, il pentimento non è abbastanza per cancellare i danni passati. Come chiariremo fra poco, il bullismo rappresenta il nucleo tematico del libro. Un finale del genere, per quanto dark, avrebbe veicolato una morale di fondo molto impattante. Si tratta invece (e purtroppo) di un riuscito tentativo di depistaggio da parte di Stine e la vicenda ha un lieto fine.

UN PROTAGONISTA REALISTICO

Perché comunque vale la pena di leggere Young Scrooge? Oltre a essere una lettura scorrevole, Young Scrooge ha un grande punto di forza nella caratterizzazione del proprio protagonista. Stine riesce infatti a gettare qua e là delle briciole di autenticità dietro alla facciata da bullo di Rick. Per esempio, sappiamo che Rick è rimasto di recente orfano del padre e che la madre ha caricato sulle sue spalle la responsabilità di essere una figura di riferimento per il fratello minore. Oppure ancora, scopriamo che il motto del ragazzo è “colpire gli altri prima che ti colpiscano a loro volta”. Peraltro, quando a Rick viene data l’opportunità di ascoltare ciò che veramente pensano i compagni di lui, sembra genuinamente stupito e ferito.

Nella propria, distorta, ottica il giovane afferma infatti di non avere mai voluto ferire nessuno, ma di voler sembrare divertente. Anche nelle prime battute della storia, Rick sembra porre grande importanza a ciò che gli altri pensano di lui. È una caratterizzazione sfaccettata e per nulla sbattuta in faccia al lettore da Stine, che rappresenta il tentativo di restituire un disegno verosimile della personalità di un bullo. Non porta ad avere reale simpatia per il giovane o a giustificarne le azioni, ovviamente, ma ci restituisce il quadro di qualcuno che sta erigendo davanti a sé una facciata di arroganza a mo’ di scudo. Rick, proprio come i compagni che prende di mira, è un ragazzo fragile, che sta oltretutto elaborando un lutto in un’età molto complessa e sensibile. Anche l’interazione fra il giovane e il suo professore, che gli fa vedere un filmato sul bullismo, non ha nulla di caricaturale.

Stine non ha mai badato, specialmente nei Piccoli Brividi, a dare personalità approfondite ai propri protagonisti. È quindi davvero appagante vedere l’autore cimentarsi in un lavoro di caratterizzazione così convincente. Rimane senza dubbio un peccato che ciò avvenga nel corso di una vicenda molto meno brillante rispetto a quelle a cui ha abituato.

Il Fantasma del Natale Futuro

UNA PICCOLA CURIOSITÀ

Gran parte dei personaggi del romanzo hanno cognomi ispirati a personaggi tratti dalle storie di Charles Dickens, autore dell’originale A Christmas Carol.

In definitiva Young Scrooge è una lettura scorrevole, ma molto manchevole dal punto di vista della creatività. Resta comunque una delle migliori prove da parte di R.L. Stine nel caratterizzare uno dei propri protagonisti.

Classificazione: 2 su 5.

(I disegni dei tre fantasmi sono stati realizzati dal sottoscritto, autore della recensione)