Sono passati 30 anni da quando il fantasmino più famoso del mondo è arrivato nei cinema conquistando il cuore di milioni di spettatori sia adulti che bambini. Casper, film del 1995 diretto da Brad Silberling, fu uno dei primi lungometraggi nella storia del cinema ad avere come protagonista un personaggio realizzato interamente in CGI e a fare uso della computer-genereted imagery.

Trama

Maine, cittadina di Friendship: l’ereditiera Carrigan, dopo la morte del padre, riceve in eredità il Whipstaff Manor, castello che contiene un tesoro ma che pare sia abitato da fantasmi. Per liberarsi degli spettri, Carrigan ingaggia il dottor James Harvey (Bill Pullman), psicologo di fantasmi che si trasferisce nel maniero assieme alla figlia adolescente Kat (Cristina Ricci). I due, ancora traumatizzati per la morte della moglie/madre Amelia, troveranno lì ad attenderli Casper, fantasma gentile di un bambino morto tragicamente 10 anni prima e che fa da servetto per i tre zii Molla, Ciccia e Puzza, che al contrario gentili non sono e non accettano la presenza di nessuno in quella che considerano casa loro. Casper però vuole solo degli amici e forse, questa volta, con Kat avrà qualche possibilità in tal senso.

Storia di un fantasmino amichevole

1939: Seymour Reit e Joe Oriolo creano un personaggio in seguito divenuto iconico, dalle fattezze di un fantasmino ma che all’epoca rimase piuttosto un’idea abbozzata alla base di un libro per ragazzi mai pubblicato. Tutta colpa della Seconda Guerra Mondiale, che arrivando portò Reit sul fronte mentre Oriolo, il disegnatore di Casper, vendette i diritti alla Paramount Pictures. La Paramount, tra gli anni ‘40 e ’50 e intuendo le potenzialità del soggetto, produsse una manciata di film animati con protagonista il fantasmino gentile (il primo dei quali si intitola The Friendly Ghost, del 1945). Da lì fu un successo incredibile che portò alla nascita di una serie animata nel 1950 (Casper The Friendly Ghost, sempre prodotta dalla Paramount attraverso Famous Studios), una serie a fumetti pubblicata dalla Harvey Comics e persino una rappresentazione teatrale del 1959, oltre ad una continua produzione di cartoni animati che iniziarono ad affollare la TV americana.

Non era però ancora il momento per un successo globale: Casper, per quanto fosse divenuto famoso in patria e nonostante fosse già stato esportato oltreoceano, era sempre stato un personaggio (e prodotto) di culto solo per spettatori e lettori statunitensi. Bisognò aspettare il 1995 perché il personaggio divenisse una star internazionale, esattamente l’anno in cui la Universal Pictures e la Amblin Entertainment di Steven Spielberg decisero di portare al cinema l’amichevole fantasmino in quello che potremmo definire un vero e proprio live action. Con un budget di cinquantacinque milioni di dollaroni, i due colossi realizzarono un film che già nel primo week-end si piazzò al primo posto incassando più di 16 milioni di dollari solo negli USA chiudendo poi l’anno con un ottavo posto al botteghino e più di 288 milioni guadagnati in tutto il mondo. Un successo commerciale globale (in Italia si posizionò al 6° posto, quell’anno) che trasformò il fantasma più famoso d’America nel fantasma più famoso del mondo.

Tra gotico e commedia

Sicuramente gran parte del successo ottenuto dal film, soprattutto oltreoceano (negli Stati Uniti derivò anche dall’amore che gli Americani provavano per il personaggio), fu dovuto agli effetti speciali, un’incredibile novità per l’epoca. Non si trattava solo di CGI ma di come la CGI fosse stata integrata, soprattutto nelle interazioni tra un protagonista (e i suoi zii) interamente realizzato in digitale e attori in carne e ossa. Interazioni alla base delle dinamiche del film e che permettono a Casper di muoversi su almeno tre linee narrative che non smettono mai di intersecarsi. Un film dalla realizzazione estremamente complessa quindi, cosa che traspare in maniera plateale dal risultato finale. Non a caso infatti la critica premiò il comparto tecnico e le performance dei bravissimi Bill Pullman e Cristina Ricci (che dovevano interagire con il vuoto o, al massimo, con dei cavalletti) più di ogni altra cosa.

Casper è un film che parte come il più classico dei film gotici, mettendo in scena dinamiche tipiche del cinema horror. In realtà l’elemento gotico permane per tutta la durata del film, integrato in una storia per ragazzi nel segno del racconto formativo, con punte tipiche della commedia adolescenziale. Ma, soprattutto, Casper è una triste storia di vite spezzate troppo presto e di bambini che troppo presto si sono dovuti confrontare con la morte, in maniera diretta o indiretta. Questa tristezza di fondo si interseca con le linee comiche che si muovono parallelamente al dramma di due bambini (uno morto, l’altra viva) che devono affrontare e superare gli stadi non risolti del lutto. Lutto che coinvolge anche James, il padre psicologo dei fantasmi a tu per tu con la negazione della morte di sua moglie, nella linea narrativa più matura del film.

Casper, per come l’ho sempre visto io, è un film estremamente cupo che si apre costantemente alla speranza, un film triste che prova a sconfiggere la tristezza attraverso la forza della commedia. E se il risultato finale ha avuto così tanto successo è perché Casper si rivela un film in grado di coinvolgere lo spettatore di ogni età al di là della posizione geografica attraverso elementi universali che solo una storia di fantasmi può trovare in sé.

Un cult ultragenerazionale

A dirigere il film c’è Brad Silberling, mestierante alla sua prima prova dietro la macchina da presa. Un regista che in seguito, a mio parere, non ha mai brillato e che qui si ritrova a dover fare lo Spielberg di serie B della situazione. Non che sia la regia (in ogni caso onestissima) il motivo per cui Casper si fa ricordare, né la storia in se (sceneggiata da Sherri Stone e Deanna Oliver) che in linea di massima si rivela abbastanza stereotipata, soprattutto se consideriamo quanto il personaggio fosse stato sviscerato per decenni. Credo piuttosto che Casper funzioni a livello empatico e che sia costantemente rivitalizzato dai momenti comici affidati soprattutto al trio Molla, Puzza e Ciccia, soprattutto nelle interazioni con il personaggio di James, mentre una sorta di romanticismo adolescenziale si concretizza tra Kat e Casper, raggiungendo il proprio picco quando quest’ultimo assume forma umana (nelle fattezze di Devon Sawa). Potrebbe sembrare un colpo al cerchio e uno alla botte ma la realtà dei fatti è che Casper funziona benissimo come film anni ‘90 e ancora oggi è in grado di affascinare le nuove generazioni, entrate in contatto con il film grazie alle piattaforme streaming (prima su Netflix, adesso su Disney +).


Io, che l’ho visto per la prima volta da bambino, non posso negare di essermene innamorato da subito e che, rivisto oggi, continui ad avere su di me lo stesso effetto. Casper è un film di pancia, un film che per quanto possa sembrare (a qualcuno) zuccheroso è e resta un di sentimenti ma non sentimentale. La storia di un bambino morto troppo presto il cui fantasma, reso servo di altri fantasmi, resta alla ricerca di quell’umanità perduta che poi ritrova in una ragazzina rimasta orfana di madre e con un padre ossessionato dal ricordo della moglie, anch’essa morta troppo presto. E non c’è un momento in cui tutto ciò venga servito allo spettatore sul piatto del patetismo, anzi. In Casper la morte, con il dolore che l’accompagna, viene stigmatizzata fino a riderci sopra, mentre tutta la tristezza che aleggia su un film per famiglie non viene mai negata, mai resa macchiettistica ma focalizzata in una storia di formazione che a tratti la sdrammatizza, a tratti la sublima.

Effetti speciali da urlo

Casper fu girato quasi esclusivamente presso gli Universal Studios di Los Angeles tra gennaio e giugno del 1994. La location principale, ovvero il Whipstaff Manor, non è quindi una location reale ma un set costruito ad hoc all’interno degli studios. Per realizzare il lago che costeggia la villa infestata fu utilizzato il Lago Singapore, sito negli studi stessi. Altre scene in interni come quella della scuola, sempre in loco, furono girate su palcoscenico. Alcuni esterni però furono girati in luoghi reali del Maine, tra cui la cittadina di Rockport.
Gli effetti speciali per la realizzazione dei fantasmi furono curati dalla Industrial Light & Magic, una delle più famose e importanti aziende di settore (attualmente parte della Lucasfilm, annessa alla The Walt Disney Company) che spesso aveva collaborato con Spielberg e che quello stesso anno aveva realizzato gli effetti speciali per film come Il Villaggio dei Dannati di John Carpenter e Jumanji.


Per dare l’aspetto che tutti conosciamo a Casper e ai suoi zii, fu utilizzato un software che combinava espressioni facciali pre-impostate (che poi venivano rifinite manualmente dai tecnici). Animatori e tecnici passarono mesi su certe sequenze, seppur brevissime nella messa in scena finale. Alla fine il film richiese circa 330 inquadrature con i fantasmi, per l’epoca un numero considerevole.
Nel film ci sono importanti e divertentissimi camei come quello di Dan Aykroyd, nelle vesti del dottor Raymond Stanz di Ghostbusters, e Don Novello, entrambi chiamati da Carrigan (interpretata da Cathy Moriarty) per liberare la villa dai fantasmi.
In una scena compaiono anche, di seguito, Clint Eastwood, Rodney Dangerfield, Mel Gibson e Zio Tibia (o Il Guardiano della Cripta).

Conclusioni

Casper è ormai un film cult che ha segnato l’infanzia di tanti spettatori, compresa la mia. Un film intimo e divertente che si fa ricordare non solo per gli effetti speciali innovativi per l’epoca e che ancora oggi risultano godibilissimi e mai fuori tempo massimo. Per quanto mi riguarda è impossibile non amarlo e non sapete quanto mi renda felice che, a distanza di trent’anni, questo film venga ancora scoperto e amato dalle nuove generazioni.

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