Italia, Ungheria, Tunisia e Malta. Quattro luoghi che si intrecciano in una storia dal sapore sulfureo nel nuovo film di Dario Germani, uscito al cinema il mese scorso. Quattro location per una storia che cambia pelle durante il suo incedere, sfidando i limiti di budget con la forza della passione.

TRAMA

Dopo la morte del fratello, Erika sprofonda in un abisso di dolore, ma nel buio che la avvolge si annida qualcosa di antico e oscuro. Un prete dovrà sfidare il Male originario per strapparla alla dannazione.

UN PRINCIPIO LONTANO LONTANO…

La vicenda in realtà inizia in un luogo più remoto, una caverna nelle Filippine dove il fratello della protagonista viola inconsapevolmente un’antica tomba, scatenando gli eventi. Questo incipit ci fa subito calare nell’atmosfera che il regista vuole evocare, citando in maniera evidente la saga dell’Esorcista (non solo il primo film) ma richiamando alla memoria anche il meno famoso (ma bello) The empty man. Da subito lo spettatore di Angelus Tenebrarum può dire addio alle suggestioni slasher di cui erano carichi alcuni recenti film di Germani, trovandosi di colpo scaraventato in universo più ampio, dove i personaggi non sono reclusi in un luogo tetro dal quale non possono scappare, perchè il luogo tetro diventa tutto il loro mondo.

IL BENE, IL MALE E IL DOLORE DI UN’ASSENZA

Più complesso ed intellettualmente ambizioso di alcuni lavori precedenti, Angelus Tenebrarum è un film che parte descrivendo il dolore di una sorella e la sua caduta in una disperazione che la rende vulnerabile. I tanti (a volte troppi) dialoghi cercano di spiegarci anche più del dovuto, ma è chiaro il desiderio del regista di mettersi alla prova con qualcosa di diverso, con un orrore più maturo, meno ricco di aspetti gore e che sappia valorizzare di più i personaggi. La più classica lotta tra il bene e il male spirituale non trascura l’essenza umanissima dei suoi personaggi anche grazie alla convincente prova della brava Ilde Mauri.

I LATI OSCURI

Angelus Tenebrarum può contare nella solita ottima fotografia diretta dallo stesso Germani, anche se un’eccessiva patinatura in alcuni casi, finisce per falsare quell’atmosfera rancida e un pò malata che sarebbe lecito aspettarsi da un ambiente infestato dal maligno. Oltre a ciò alcune scene, pur suggestive, sembrano inserite un po’ a forza nel contesto, quasi non si volesse proprio rinunciare a nulla, andando a pescare a piene mani dall’immaginario cinematografico dei film di esorcismo. Ecco allora che tra preti giovani, preti anziani, amuleti, e ritrovamenti archeologici forse alla fine c’è un po’ troppa carne al fuoco.

DA VEDERE PERCHE’?

Angelus Tenebrarum è una pellicola che merita la visione perchè costituisce un altro tassello interessante del percorso professionale e personale di un regista appassionato e coraggioso che non ha paura a confrontarsi con il genere che più ama, anche a costo di scontrarsi con mostri sacri.

Rimane in chi scrive (come già ribadito nella recensione di Revival) il desiderio di vedere sempre più Dario Germani alle prese con sceneggiature originali, che si discostino da certi topoi horrorifici, per dare più spazio alla sua ricerca sulla paura, come già fatto parzialmente nel sorprendente Lettera H.

Classificazione: 2.5 su 5.

Leggi anche: Antropophagus II – Mangiarsi lo spettatore

Leggi anche: The Slaughter – La mattanza. Il sangue estivo di Dario Germani