Uscito nelle sale italiane il 19 novembre, Shelby Oaks – Il covo del male è un horror che parte con ottime premesse ma finisce per tradirle strada facendo. Pur costruendo un’attesa intrigante e un’atmosfera iniziale convincente, il film di Chris Stuckmann non riesce a mantenere ciò che promette.

Una genesi sorprendente

Diretto da Chris Stuckmann e prodotto, tra gli altri, da Mike Flanagan, Shelby Oaks – Il covo del male nasce da una genesi produttiva peculiare, capace di catalizzare l’attenzione ben prima dell’uscita. Il progetto, infatti, è stato lanciato su Kickstarter e in sole ventiquattro ore ha raccolto oltre 250.000 dollari. Dopo un mese, la campagna si è chiusa con un risultato sorprendente: 1.390.845 dollari grazie al contributo di 14.720 sostenitori. Prima ancora di essere un film, Shelby Oaks era già un piccolo fenomeno, diventando il progetto horror più finanziato di sempre sulla piattaforma.

Trama

La storia segue Mia, una donna che da dodici anni cerca disperatamente la sorella Riley, scomparsa durante le riprese di un video per il canale YouTube dedicato al paranormale, Paranormal Paranoids. I corpi dei quattro amici con cui Riley girava i contenuti sono stati ritrovati brutalmente uccisi nella cittadina fantasma di Shelby Oaks; di lei, invece, nessuna traccia. Le autorità hanno ormai archiviato il caso, ma Mia continua a indagare. Quando un nastro inedito, recapitatole a casa in modo quasi grottesco, rivela dettagli inquietanti sulle ultime ore del gruppo, Mia decide di affrontare definitivamente il passato e dirigersi verso Shelby Oaks.

Una prima parte avvincente

Le premesse, pur senza rivoluzionare il genere, sono interessanti, soprattutto per il modo in cui Stuckmann sceglie di raccontarle. Fin dai primi minuti, il film assume la forma del mockumentary: i found footage dell’ultima avventura dei Paranormal Paranoids si alternano alle interviste a Mia, al detective che seguì il caso e a edizioni del telegiornale che ricostruiscono gli eventi. Questa struttura a mosaico funziona sorprendentemente bene e immerge lo spettatore nel mistero, alimentando quella tensione necessaria a ogni horror. Nella prima mezz’ora il film colpisce anche con alcune sequenze realmente inquietanti, lasciando intravedere un progetto solido. È un peccato, però, che tutto questo buon lavoro venga presto contraddetto dalla direzione intrapresa nella seconda parte.

La seconda parte

Se, come dicevamo, la prima parte del film mescola sapientemente due generi diversi, ovvero il mockumentary e il classico cinema di finzione, nella seconda parte questa ibridazione di generi si va a perdere, in quanto la componente mocku sparisce praticamente del tutto, lasciando spazio a una narrazione piena di cliché e di già visto, che depotenzia inevitabilmente tutto ciò che era stato ben costruito prima. In questo modo, la pellicola perde quel poco di originalità, diventa prevedibile e a tratti un po’ noiosa e tutto ciò sfocia in un finale piatto, affrettato e con un plot twist che vorrebbe forse sorprendere lo spettatore, ma che finisce per risultare più che scontato.

Valutazione complessiva: un film che sarà dimenticato

Dividere Shelby Oaks in due parti non è solo utile ma quasi necessario per comprenderne i pregi e i limiti. La sensazione è che Stuckmann avesse idee chiare e convincenti su come impostare l’inizio, ma non altrettanto solide su come portare avanti e chiudere la storia. Considerato nel suo insieme, il film non raggiunge in alcun modo la sufficienza: un progetto che parte con slancio, perde progressivamente direzione e finisce per confondersi in mezzo ai tanti horror medi degli ultimi anni. È difficile immaginare che lasci un segno duraturo in un genere già saturo di proposte più originali e meglio definite.

Questioni di budget: tra crowdfunding e successo al botteghino

Resta invece molto interessante la vicenda produttiva. Shelby Oaks dimostra come il crowdfunding possa ancora rappresentare una risorsa concreta per i registi emergenti, almeno negli Stati Uniti. Il film è stato realizzato quasi interamente con i fondi raccolti su Kickstarter — circa 1,4 milioni di dollari — e solo dopo la chiusura delle riprese NEON ha finanziato tre ulteriori giorni di shooting, investendo circa un milione per permettere a Stuckmann di rigirare le scene più cruente, inizialmente ridimensionate per mancanza di budget. Anche stimando un costo totale attorno ai 2,5 milioni di dollari, ci troviamo davanti a un prodotto low budget che ha già recuperato la spesa e quadruplicato gli incassi.

Conclusioni

Di Shelby Oaks – Il covo del male tra qualche anno rimarrà poco o niente. Forse, l’immagine di un film che avrebbe potuto essere qualcosa di più, se non avesse tradito il suo stesso linguaggio per diventare qualcosa di diverso in una seconda parte deludente, che mette in evidenza anche la mancanza di budget. In Italia, il film è ancora in alcune sale e, in un periodo carente di pellicole horror, consiglio comunque di andare a vederlo…

VOTO:

Classificazione: 2 su 5.

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