Nel 1995 sbarcava nei cinema americani Vampiro a Brooklyn, una horror comedy firmata da Wes Craven e con protagonista un esilarante Eddie Murphy. Stroncato da un parte della critica all’epoca, rappresenta una parentesi più “colorata” nella filmografia di Craven, che nel 1984 aveva dato vita a Freddy con il primo Nightmare e nel 1996 avrebbe consacrato il mito di Scream con Ghostface. L’idea di unire l’horror di Craven e la comicità di Eddie Murphy poteva sembrare un esperimento intrigante, e in parte così è stato. È un film che, tuttavia, fatica a trovare un’identità precisa, oscillando tra atmosfere gotiche e gag slapstick.

La trama

Il protagonista è Maximillian (Eddie Murphy), unico vampiro superstite della sua stirpe, che approda a Brooklyn per trovare una donna destinata a diventare la sua compagna: la detective Rita Veder (Angela Basset), ignara delle proprie origini soprannaturali. Mentre Rita indaga su una serie di omicidi legati all’arrivo del vampiro in città, il collega Justice (Allen Payne) cerca di proteggerla da Maximillian, che tenta di sedurla e trascinarla nel suo mondo…per l’eternità.

La locandina ufficiale di Vampiro a Brooklyn (Foto: IMDb)
Foto: IMDb

Un film di Eddie Murphy più che di Wes Craven

Uno degli aspetti più discussi del film riguarda il suo equilibrio creativo. Nonostante la regia sia affidata a Craven, molte scelte narrative sembrano rispondere alla volontà di Murphy, che interpreta anche diversi personaggi secondari in stile Il principe cerca moglie. Certamente questo aspetto funziona per l’aspetto comico, ma delude le aspettative di chi si illude di vedere qualche goccia di sangue in più. Vampiro a Brooklyn è una commedia horror con qualche pennellata di Wes Craven. Un ibrido fra le atmosfere (lontanamente) horror di Craven e la commedia brillante alla Eddie Murphy che non rinuncia a far vedere i suoi tratti ricorrenti (i vari personaggi interpretati da Murphy, i dialoghi intrisi del suo tipico humor, l’iconica risatina). Una comicità leggera ma non deludente o scontata. Per quanto riguarda la trama, Craven ricalca volutamente alcuni archetipi del Dracula di Stoker, ma li riadatta in chiave volutamente goliardica.

Un film che vorrebbe mordere…

La prima parte di Vampiro a Brooklyn è quella che funziona di più: i dialoghi sono più ragionati e il ritmo della narrazione non pesa. Un plauso va anche ad Angela Bassett offre una buona performance dando al film quell’accezione emotiva che non guasta. In alcune sequenze più improntate verso l’horror, come quella iniziale dell’arrivo della nave o gli incubi di Rita, si vede il taglio di Craven. Il personaggio di Julius (Kadeem Hardison), assistente di Maximillian, è un elemento comico davvero riuscito: il suo progressivo decadimento fisico è una trovata grottesca e divertente, quasi come un Renfield in chiave slapstick.

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Foto: Spietati

…ma che non ci riesce del tutto

L’unica pecca di Vampiro a Brooklyn è che l’ibridazione dei generi non trova mai un equilibrio: il film passa da una velata tensione alla farsa senza una vera coesione. La regia di Craven, come sopra menzionato, appare limitata, come se fosse costretto a seguire un progetto non suo, senza poter sfruttare davvero il potenziale horror della storia. Il ritmo, in particolare nella seconda parte del film, è disomogeneo, con gag che non sempre funzionano e momenti drammatici che arrivano senza sufficiente costruzione.

Vampiro a Brooklyn rimane un’opera minore sia nella filmografia di Wes Craven sia in quella di Eddie Murphy. Non riesce a essere davvero spaventoso ma comunque strappa qualche risata e conserva un certo fascino: ha le sue lacune ma non è privo di momenti riusciti e di un cast che, in più di un’occasione, riesce a risollevarlo da un ritmo narrativo in parte rallentato. Un curioso esperimento degli anni Novanta, più interessante come oggetto di studio che come esperienza cinematografica compiuta.

Classificazione: 3 su 5.

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