Nato il 20 marzo 1989, oggi Xavier Dolan compie 35 anni. Negli ultimi mesi il regista ha fatto molto parlare di sé, dopo aver annunciato un prematuro addio al cinema, mentre non si hanno ancora notizie sulla distribuzione italiana della sua ultima opera.

L’enfant prodige

Enfant prodige del cinema canadese, negli ultimi quindici anni Xavier Dolan è stato uno degli autori più importanti del panorama cinematografico mondiale. La sua grande capacità – o forse sarebbe meglio dire “personalità” – registica e la sua sensibilità nel raccontare storie complesse e drammatiche emergono già nel suo primo film, J’ai tué ma mère (I killed my mother), scritto a soli sedici anni e diretto a diciotto. Una pellicola in cui Dolan è anche attore protagonista e che racconta il rapporto conflittuale di un adolescente con la madre.

È proprio in questo film che il regista definisce gli elementi fondamentali della propria poetica, tra cui per esempio il rapporto con la figura materna e l’omosessualità, destinati a tornare – anche se in modo diverso – nelle sue opere successive.

In J’ai tué ma mère emerge anche lo stile registico di Dolan, uno stile che vuole “rompere le regole” – e che rispecchia anche la spinta ribelle del protagonista – fortemente pop e caratterizzato da una tendenza videoclippara, che contraddistingue le sequenze più iconiche della sua filmografia. Come quelle, per esempio, di cui abusa nel suo film successivo, Les amours imaginaires (Gli amori immaginari), che racconta la storia di due amici che si innamorano dello stesso ragazzo (qui un approfondimento). Qui, infatti, la sfida amorosa e seduttiva raggiunge il proprio apice sulle note della celebre canzone Bang Bang di Dalida, che Dolan inserisce più volte creando sequenze che richiamano moltissimo sia i videoclip musicali sia l’opera da cui probabilmente il regista ha preso ispirazione, vale a dire In the mood for love di Wong Kar-Wai (qui una breve recensione del film).

Venezia e la vicenda Bertolucci

Nel 2012, Dolan raggiunge la propria maturità espressiva con Laurence Anyways, un film di quasi tre ore, capace di raccontare una relazione (im)possibile tra una donna transgender e la sua fidanzata. La protagonista, Laurence, è interpretata magistralmente da Melvil Poupaud, attore francese di cui non si può non menzionare Le temps qui reste (qui l’analisi del film), diretto da François Ozon (qui i film migliori horror/thriller del regista).

L’anno successivo Dolan “rischia” di vincere il Leone d’oro a Venezia con Tom à la ferme, adattamento dell’omonima pièce teatrale scritta da Michel Marc Bouchard, un thriller hitchcockiano che mette in scena un rapporto violento e disfunzionale che si instaura tra una vittima e il suo carnefice (qui la recensione). Si racconta che sia stato Bernardo Bertolucci, presidente della giuria, a opporsi alla vittoria del film, in quanto non aveva perdonato a Dolan le troppe similitudini tra Les amours imaginaires e il suo The Dreamers. Tuttavia, il trionfo è solo rimandato.

Mommy e la vittoria a Cannes

L’anno successivo Dolan realizza il suo film più celebre, Mommy, che vince il premio della giuria a Cannes (qui la recensione). Lodato dalla critica e dal pubblico, Mommy è un film che racconta del complesso rapporto tra una madre e il figlio problematico. Un’opera con cui Dolan torna alle origini ribaltando però il punto di vista rispetto alla sua opera prima:

Con J’ai tué ma mère volevo punire mia madre, adesso la sto facendo vendicare.

Xavier Dolan in conferenza stampa

Spinto da un successo dopo l’altro, Dolan continua a scrivere e dirigere senza sosta e nel 2016, infatti, esce Juste la fin du monde (È solo la fine del mondo), un dramma familiare basato sull’incomunicabilità.

Il flop americano e il ritorno alle origini

La scia di successi viene però interrotta da un inaspettato flop: nel 2018, infatti, esce The Death & Life of John F. Donovan (La mia vita con John F. Donovan), una produzione americana con star del calibro di Susan Sarandon, Kit Harington, Katie Bates, Natalie Portman e Jessica Chastain. Il budget è esorbitante, soprattutto rispetto a quelle delle opere precedenti, ma alcune dinamiche produttive costringono Dolan a tagliare diverse sequenze del film – Jessica Chastain, infatti, nonostante fosse presente nel cast, non appare mai. Il risultato è in realtà anche discreto, ma in ogni caso la peggior pellicola del regista canadese. Il vero disastro, però, riguarda gli incassi: a fronte di una spesa di circa 35 milioni di dollari, il film ne incassa 3.

Tuttavia, Dolan non si ferma e torna alle origini (Québec), realizzando un film semplice ma molto potente: Matthias e Maxime (qui l’analisi). Un film che ha come protagonisti due ragazzi (di cui uno interpretato dallo stesso Dolan), uniti da un rapporto in bilico tra amore e pura amicizia.

The Night Logan Woke Up

Infine, nel novembre 2022, esce la prima serie TV scritta e diretta dal regista canadese: La Nuit où Laurier Gaudreault s’est réveillé (The Night Logan Woke Up). Anche questa serie, come Tom à la ferme, è un adattamento di una pièce teatrale scritta da Bouchard che Dolan rielabora, creando un thriller psicologico dalla struttura molto interessante (qui la recensione completa senza spoiler). La serie (scandalosamente) non ha ancora una data di distribuzione in Italia.

L’addio al cinema

Lo scarso successo di The Night Logan Woke Up, nonostante l’alto livello qualitativo, ha portato Dolan ad annunciare il proprio addio al cinema qualche mese fa.

Lascio il cinema e la regia. Non ho più la voglia o la forza di impegnarmi per due anni in un progetto che poi non vede quasi nessuno. Ci metto troppa passione per sopportare tante delusioni. Mi chiedo se il mio cinema sia brutto, e so che non lo è. La serie [The Night Logan Woke Up, ndr] sarà vista solo in 4 paesi: Canada, Giappone, Francia e Spagna. Perché nessun altro l’ha comprata? Forse perché è una serie girata in francese con soli 5 episodi? Non ho guadagnato nulla con la serie, ho investito i miei soldi nella produzione e mio padre ha dovuto prestarmene altri. É un lavoro molto ingrato, sono stanco e scoraggiato. La soluzione più semplice è fare pubblicità e costruirmi una casa in campagna. Hayao Miyazaki dice che fare film dà solo sofferenza. Lo confermo.

Xavier Dolan

Nonostante queste perentorie affermazioni, Xavier Dolan ha affermato che presto dovrebbe cominciare a lavorare per una serie prodotta da HBO:

Prima della pandemia, avevo promesso di girare una serie in inglese per HBO. È ancora in fase embrionale, ma la farò. Manterrò la mia parola e poi me ne andrò.

Xavier Dolan

Ciò che Dolan lamenta è lo spazio sempre più marginale dato al cinema d’autore, un cinema a cui in realtà le persone sono ancora molto interessate (lo dimostrano i numeri) ma che fatica a trovare distribuzioni solide (qui l’intervista completa). Per correttezza bisogna precisare che negli ultimi mesi del 2023 i diritti di The Night Logan Woke Up sono stati acquistati da moltissimi paesi, basti pensare al fatto che la serie è sbarcata negli USA su Netflix poco tempo fa.

Conclusioni

Le parole del regista non possono che essere condivisibili e, da questo punto di vista, il trattamento che è stato riservato in Italia alla serie può essere considerato emblematico (voci di corridoio dicono che Sky ne abbia acquisito i diritti, ma ancora non si sa niente di certo). Nel frattempo, Xavier Dolan è stato nominato come presidente della giuria nella sezione Un Certain Regard della 77esima edizione del Festival di Cannes.

Giunto all’età di 35 anni, Dolan non può essere più definito “enfant” ma solo “prodige”, perché il suo talento è indiscutibile. Noi tutti ci auguriamo che cambi idea e che torni al più presto a scrivere e dirigere film o serie TV, perché il cinema ha sempre più bisogno di storie che sappiano raccontare la realtà in cui siamo immersi, i rapporti umani in tutta la loro affascinante complessità e la bellezza della diversità. E Xavier Dolan queste storie le sa raccontare.

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