“Se senti questa canzone scappa e fallo in fretta, perché significa qualcosa di terribile per te”. Un avvertimento che vale molto più di qualsiasi altro. Jeepers Creepers – Il canto del diavolo di Victor Salva rimane ad oggi uno degli horror più riusciti degli anni Duemila, a metà fra un road movie e un folk-horror. La trama si ispira a un fatto di cronaca nera che vede come protagonista il serial Killer Dennis DePue. E questa non è l’unica curiosità.

La trama

Due fratelli, Trish (Gina Philips) e Darry (Justin Long) sono di ritorno a casa in auto per le vacanze di primavera. Poco dopo, i due vedono un vecchio e malconcio camioncino parcheggiato accanto a una chiesa, e l’autista che getta quello che sembra un cadavere in tubo. Subito dopo, inizia un inseguimento, che culmina con l’uscita di strada dei due fratelli. Spinti dalla curiosità, tornano sul luogo dell’avvistamento trovando, in uno scantinato buio, una vittima moribonda e corpi mutilati: è l’inizio di un incubo che li vedrà in costante fuga da una creatura che vuole nutrirsi di loro e delle loro paure.

(Foto: La Bara Volante)

Nel 2001, con un budget pari a circa 10 milioni di dollari, Victor Salva porta sul grande schermo il primo film di una quadrilogia con protagonista una creatura mostruosa: il Creeper, che ogni ventitré anni di ogni ventitreesima primavera per ventitré giorni, esce dal letargo per nutrirsi. Un gran successo commerciale, 59 milioni al botteghino, che ha diviso la critica. Ma come e da dove ha avuto origine la storia di Jeepers Creepers? Ve lo spieghiamo qui di seguito con alcune curiosità.

Dal grande schermo ai giornali: la storia di Dennis DePue

La storia del film di Salva, oltre ad attingere al folklore azteco, ha attinto anche dalla cronaca nera. Michigan, estate 1990: due fratelli Ray e Marie Thornton – proprio come Tish e Darry – sono testimoni dell’occultamento di un cadavere. L’uomo impegnato nel misfatto era l’assassino Dennis DePue, che si stava disfando del corpo della moglie Marilynn. DePue inseguì Ray e Marie in auto per poi andarsene. A quel punto, i Thornton tornarono sul posto, dove trovarono un lenzuolo insanguinato. Da qui la caccia all’uomo che si è poi conclusa con il suicidio di DePue. Sebbene Victor Salva non abbia confermato se il film abbia tratto ispirazione da questo caso, ha dichiarato che l’inizio si basa su “una storia vera che mi è stata raccontata, solo che si trattava di una coppia di anziani, che tornarono a quel tubo per vedere cosa lui ci stesse gettando dentro. Ho pensato che fosse una cosa incredibilmente coraggiosa da fare, ma ricordo anche che, quando l’ho sentita, ho pensato: ‘Se fosse un film, se tornassero indietro, sarei con il fiato sospeso’”.

Il Creeper: demone, mostro, o cos’altro?

La storia del maniaco che si aggira nella campagna sperduta facendo strage di giovani ha ispirato anche titoli come Wolf Creek, Turistas e Non aprite quella porta. Salva si è ispirato anche a La Notte dei morti viventi di Romero e a Duel di Spielberg. Per quanto riguarda invece la componente “monster movie”, il regista ha preso come modello il classico Universal, Il mostro della laguna nera (1954). Come ha raccontato in un’intervista alla BBC: “Ho creato una creatura che mi potesse davvero inquietante, e non riesco a immaginare un modo più orribile di morire che essere divorati. Credo che quella sia ancora la paura più primordiale di tutti gli esseri umani: essere divorati. Ma non sostengo affatto che il Creeper sia una creatura malvagia. Penso che sia semplicemente un gradino sopra di noi nella catena alimentare. Deve uccidere queste cose e mangiarle per fortificare il proprio corpo, ed è esattamente ciò che fanno gli esseri umani ogni giorno”.

Il contributo di Francis Ford Coppola

Francis Ford Coppola ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere la carriera di Salva, ricoprendo il ruolo di produttore esecutivo sia nel primo che nel secondo capitolo di Jeepers Creepers. Inizialmente Salva era titubante nell’inviare la sceneggiatura a Coppola, ritenendo che questi lo considerasse più un “regista intellettuale”. Dopo averla letta, Coppola ha sostenuto con forza il progetto e, dopo aver visto una prima versione del montaggio, l’ha definita “un’opera d’arte cupa”. Jeepers Creepers è arrivato nelle sale diversi anni dopo la detenzione in carcere di Salva per molestia sessuale sull’attore Nathan Forrest Winters, ai tempi dodicenne sul set del film d’esordio del regista, Clownhouse (1988). A tal proposito, Coppola ha detto in un’intervista al Los Angeles Times: “Una parte dei finanziamenti per il film è saltata. Uno degli attori si è ritirato quando ha saputo della vicenda. Così ho aiutato Victor a ottenere la parte. Sono stato criticato per questo, ma penso che lui abbia talento, e quel talento di per sé è una cosa positiva. Non è necessario apprezzare la persona per riconoscere che la sua arte è un contributo alla società”.

Il camioncino e l’indimenticabile scena finale

La parte posteriore del camion del Creeper, un Chevy COE del 1941, è stata interamente realizzata dallo scenografo Steven Legler. Durante varie riprese, il camion si spegneva a causa del suo vecchio motore che reggeva poco. Nella scena finale, Justin Long interpreta il Creeper: fu realizzato, infatti, un calco in gesso del suo corpo per far combaciare perfettamente i lineamenti del suo viso e di guardare attraverso i suoi occhi scavati nell’ultima ripresa.

Leggi anche: Halloween 5 – Michael Myers è stanco
American Horror Story è pronta a rinascere? Le news sulla stagione 13