Si è da poco concluso eXtramondi, la rassegna cinematografica giunta alla sua quarta edizione che si presentava con l’importante e programmatico sottotitolo “Oltre le frontiere del tempo”. L’evento ha avuto come palcoscenico la sala del Teatro Flavio a Roma, ha coinvolto come critici e moderatori Stefano Coccia e Marco Minniti, ed è stato realizzato in collaborazione con le riviste di cinema online Cineclandestino e Asbury Movies. Fondamentali per la riuscita ed il successo di eXtramondi sono le figure del direttore Matteo Scarfò che insieme a Catia Demonte cura la rassegna, oltre ad esserne l’originario demiurgo. A corollario di eXtramondi 4 abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo…
eXtramondi nasce con l’obiettivo di dare spazio e visibilità al cinema fantastico indipendente italiano. Com’è nata l’idea della rassegna e come si è evoluta questa idea nel corso delle sue quattro edizioni?
Il nostro Paese possiede una straordinaria vivacità nel cinema di genere indipendente, ma mancano spesso gli spazi fisici e culturali dedicati a intercettare queste opere. Volevamo creare una “casa” per questo cinema della meraviglia e dell’insolito. La rassegna vorrebbe essere anche laboratorio culturale attivo, capace di mettere in rete autori, critici, studiosi e pubblico, costruendo ogni anno un legame più forte e duraturo tra autori e fruitori.

Dal 2019 a oggi, cosa è cambiato maggiormente in eXtramondi? È cambiato il modo di intendere il cinema fantastico indipendente, il pubblico a cui vi rivolgete o il vostro stesso modo di costruire la rassegna?
Il cinema fantastico non è più percepito come un genere di nicchia o puramente evasivo, ma come un mezzo reale per interpretare il mondo e l’umanità, per descrivere le immagini di cui siamo circondati ma anche le abitudini, le sensazioni e le trasformazioni del presente. Da parte nostra, è maturato il modo di curare la rassegna: cerchiamo di costruire percorsi di senso, di creare collegamenti tra i film proposti, abbiamo una maggiore unità critica grazie ai critici Marco Minniti e Stefano Coccia. Parallelamente, il nostro pubblico è cresciuto: non troviamo solo i grandi appassionati del genere, ma anche spettatori incuriositi da un cinema diverso da quello convenzionale e di tendenza dominante. È un cinema più libero, più puro e fresco.

Il tema scelto per questa quarta edizione è “Oltre le frontiere del tempo”. Da dove nasce questa scelta e in che modo il tema ha influenzato la costruzione del programma?
Il tempo è la materia prima del cinema, il cinema cattura il tempo e lo ferma, un po’ come quella famosa scena di Superman II in cui il generale Zod e i suoi sgherri vengono intrappolati in una lastra di vetro, ma è anche un tema cardine della fantascienza. È un modo di interrogarsi sul rapporto della settima arte con il passato, il presente e il futuro. La scelta del titolo viene da una citazione del film di Roger Corman “Frankenstein oltre le frontiere del tempo”, il suo ultimo film da regista del 1990, e poi anche come forma di dialogo con un cinema apparentemente lontanissimo, ovvero quello dei classici sovietici di fantascienza che abbiamo proposto come novità assoluta di questa edizione.

Il programma 2026 mette in dialogo opere contemporanee del cinema fantastico italiano con alcuni importanti titoli della fantascienza del passato, tra cui Aelita e Per Aspera ad Astra. Qual è il senso di questo confronto tra cinema contemporaneo e memoria del genere?
Il senso è mostrare che il fantastico è un linguaggio in continua evoluzione, ma con radici profonde. Mettere a confronto titoli storici come Aelita o Per Aspera ad Astra con i lavori dei registi italiani contemporanei permette di creare un’unità di temi ideale, quasi romantica.
È anche un’operazione di alfabetizzazione e riscoperta cinematografica: fa capire al pubblico di oggi che le visioni dei giovani autori indipendenti non nascono dal nulla, ma si inseriscono in una grande tradizione internazionale di speculazione filosofica e visiva.

Come avviene la selezione dei film e dei cortometraggi da proporre a eXtramondi? Quali caratteristiche cercate in un’opera per decidere di inserirla nel programma?
La selezione non si basa sul budget o sulle possibilità produttive dell’opera, ma sulla forza dell’idea e sul coraggio dello sguardo autoriale, che sia in un film esistenzialista o splatter. Cerchiamo opere che abbiano una personalità, una capacità di rischiare e una visione originale del fantastico. Ci interessa il cinema che usa il genere per esprimere una visione personale capace di diventare anche universale.
Quest’anno, accanto alle proiezioni, avete inserito anche un incontro dedicato al rapporto tra scienza e fantascienza. Quanto è importante per voi allargare la rassegna oltre la semplice dimensione della proiezione cinematografica?
È molto importante. Extramondi vorrebbe essere anche un presidio culturale. La fantascienza è da sempre il ponte per eccellenza tra immaginario umanistico e rigore scientifico. Creare momenti di approfondimento con scienziati, divulgatori e saggisti arricchisce la visione dei film e trasforma la rassegna in uno spazio di dibattito vivo, aiuta a capire quanto profondo sia il legame tra le scoperte incredibili della scienza e l’immaginario sfrenato degli autori. Extramondi, nelle sue quattro edizioni, ha dedicato spazi anche ai libri, ai concerti, ai dibattiti sullo stato dell’arte cinematografica con personalità del settore.

Uno degli elementi distintivi di eXtramondi è il rapporto diretto tra autori, critici e pubblico. Quanto conta questo confronto per una rassegna dedicata soprattutto a opere indipendenti e spesso lontane dai circuiti distributivi tradizionali?
Alla fine è l’anima vera della rassegna. Per un film indipendente, privo dei grandi megafoni pubblicitari della distribuzione commerciale, l’incontro umano è il canale promozionale e culturale più potente. Abbattere la parete tra la sala e chi fa il cinema permette agli autori di ricevere uno scambio critico reale sul proprio lavoro, e offre al pubblico la possibilità di capire la passione, la fatica e la ricerca che stanno dietro a ogni singola opera.

A consuntivo di questa edizione, quali sono stati i riscontri più significativi ricevuti dal pubblico e dagli autori? C’è stato un film, un incontro o un momento della rassegna che ha particolarmente rispecchiato ciò che volevate costruire?
Il riscontro più bello è stato vedere la sala piena e dibattiti che proseguivano spontaneamente tra le persone nel pubblico. Gli autori ci hanno ringraziato per l’attenzione e il rispetto con cui sono state trattate le loro opere. È stato molto bello anche il confronto seguito alla proiezione dei classici della fantascienza sovietica.

In questi anni eXtramondi ha cercato di costruire anche una memoria del cinema indipendente contemporaneo, attraverso gli incontri e le testimonianze degli autori. Quanto è importante, per voi, lasciare una traccia e creare un archivio di questa produzione cinematografica?
Il rischio del cinema indipendente è sempre la dispersione e l’oblio: opere di grande valore rischiano di scomparire una volta terminato il circuito dei festival perché non trovano una distribuzione seria che gli dia una vera vita. Per noi documentare e mantenere una traccia del passaggio di questi autori è importante. Abbiamo registrato molti interventi nelle scorse edizioni che sono finiti su YouTube. Pensiamo che magari un giorno uno studente vorrà farci sopra una tesi e allora avrà dei documenti. Sarebbe bello se la rassegna diventasse nel tempo un piccolo archivio per studiosi e appassionati del futuro.

Guardando al futuro, quali prospettive immaginate per eXtramondi? Pensate di mantenere questa formula o avete in mente nuovi percorsi, collaborazioni, linguaggi o modalità per far crescere la rassegna?
Vogliamo mantenere salda l’identità di eXtramondi ma non per questo bisogna rimanere inamovibili o sempre uguali. Ci sono vari focus sulla contemporaneità che si possono integrare, ci sono nuovi dialoghi da scoprire. Per esempio per la prossima edizione c’è un dialogo in atto con Francesco Verso, scrittore ed editore di fantascienza, oltre che esperto di genere solarpunk. Verso è anche un conoscitore della fantascienza di altri paesi, specialmente della Cina, paese in cui viene invitato ogni anno nei vari festival e convention. Con lui stiamo pensando di dedicare una larga retrospettiva al cinema di fantascienza cinese contemporaneo. Ovviamente non tralasceremo il focus principale, ovvero la scoperta del cinema fantastico italiano. L’obiettivo sarebbe far diventare la rassegna un appuntamento permanente, capace di sostenere gli autori non solo nella fase espositiva, ma anche attraverso momenti di legame con altre maestranze e con la critica, e soprattutto dare al pubblico ogni volta un territorio inesplorato da percorrere con un po’ di brivido dell’avventura. In breve, una rotta verso l’ignoto…
Ringraziamo la direzione di eXtranimondi e ci auguriamo di ritrovarci nell’ignota rotta futura chiamata 2027!
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