“Mio caro assassino”, diretto da Tonino Valerii, fa parte dell’Olimpo di quei gialli all’italiana che, tra gli anni Sessanta e Ottanta, gettarono le basi dell’horror moderno, divenendo opere apprezzate in tutto il mondo e capaci di ispirare celebri registi internazionali.

La trama del film
Forse non è tra i primi titoli che vengono in mente quando si pensa a quella gloriosa stagione del cinema italiano di genere; eppure Mio caro assassino, scritto da Roberto Leoni e Franco Bucceri, è una perla di pregevole fattura, contraddistinta da scene cult che hanno ispirato registi internazionali come Quentin Tarantino e Brian De Palma.
Mio caro assassino racconta una storia intricata (e intrigante) che si apre con un omicidio divenuto iconico: quello di un investigatore assicurativo la cui testa viene mozzata da una ruspa. L’operaio addetto al macchinario viene trovato impiccato: omicidio (colposo) e suicidio, e il caso può considerarsi chiuso. Ma l’ispettore Luca Peretti (interpretato da George Hilton) non è d’accordo. Gli indizi che riesce a raccogliere lo conducono verso un mosaico ben più complesso, il cui “soggetto” principale è un duplice omicidio – avvenuto in seguito a un rapimento – risalente all’anno precedente. Peretti decide così di investigare sulle persone connesse a quel caso, mentre l’assassino comincia a colpire chiunque sia implicato nella vicenda, per timore di essere scoperto.

Un film che ha ispirato il genere
Mio caro assassino è un film che si ispira e ispira: riprende infatti stilemi classici (e in parte abusati) del periodo – tra cui la soggettiva della mano guantata che commette il crimine – ma introduce anche elementi di grande originalità. Basti pensare, per esempio, alla soluzione del caso: il detective Peretti risolve l’enigma grazie a un “disegno”, espediente che oggi richiama inevitabilmente Profondo Rosso di Dario Argento, uscito però nelle sale tre anni dopo.
Più tensione che shock visivo
Il film si distingue inoltre da molte opere coeve per la quasi totale assenza di scene davvero sanguinose – fatta eccezione per due omicidi – avvicinandosi più al giallo classico che all’horror. Una scelta che riflette la provenienza di Valerii da un genere diverso, il western (questa resterà la sua unica incursione nel giallo). Mio caro assassino è infatti costruito più sulla tensione che sullo shock visivo: solo in due momenti specifici la morte diventa un rituale estetico. Ed è forse anche per questo che il film non è il primo titolo a venire in mente quando si parla del cinema di genere di quel periodo: non cerca l’eccesso né la competizione, come se lo stesso Valerii non credesse fino in fondo alle convenzioni dominanti del genere.

Una regia degna di nota
Tuttavia, Mio caro assassino sorprende anche sul piano registico, grazie a una messa in scena curatissima, talvolta minimale, ma arricchita da virtuosismi come piani sequenza di grande complessità, soprattutto per l’epoca. La pellicola è impreziosita inoltre dalla colonna sonora di Ennio Morricone, che non enfatizza il delitto ma ne accompagna il vuoto, rendendo ancora più evidente la distanza del film dallo shock sonoro tipico del giallo coevo.

Mio caro assassino è un giallo che entra di diritto in quel florido periodo di cinema di genere che ha reso grande la cinematografia italiana: un film che osserva il genere mentre si trasforma, scegliendo di restare in disparte e lasciando che sia il tempo – più che il clamore – a riconoscerne il valore.
Il film è disponibile sulla piattaforma CG | tv , sia in abbonamento che a noleggio.
VOTO
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