Quando si parla di horror nordico, si pensa spesso a film lenti, psicologici e fortemente legati al folklore locale. Lake Bodom, diretto da Taneli Mustonen nel 2016, sceglie invece una strada diversa ed è forse questo l’aspetto che lo contraddistingue di più, rendendolo un horror nordico atipico.
Gilles Deleuze e l'”immagine-tempo”
Il filosofo Gilles Deleuze distingueva il cinema dell’immagine-movimento da quello dell’immagine-tempo. Il primo è costruito sulla progressione dell’azione e sul rapporto di causa-effetto, mentre il secondo è caratterizzato da tempi dilatati, contemplazione e una maggiore attenzione all’atmosfera e alla percezione del tempo. Sebbene Deleuze elaborasse questa distinzione per descrivere due grandi stagioni della storia del cinema (il cinema classico e il cinema moderno), è possibile ritrovarne ancora oggi l’eredità nel confronto tra molta produzione americana e quella europea.

Chiaramente non si tratta di una divisione inconfutabile, ma di una tendenza ancora oggi rintracciabile in numerose produzioni. Se il cinema statunitense, soprattutto quello di genere, privilegia ancora una narrazione fondata sull’azione, su un ritmo sostenuto e sulla spettacolarizzazione degli eventi, buona parte del cinema europeo continua invece a sviluppare un linguaggio più contemplativo, vicino a una dimensione più autoriale che mette al centro il tempo, l’atmosfera e l’osservazione

America e Europa: un genere a confronto
Questa contrapposizione emerge anche nell’horror nord europeo degli ultimi anni, che sembra raccogliere l’eredità di quel cinema della contemplazione descritto da Deleuze. Più che affidarsi a un accumulo di eventi o a continui momenti di shock, molti horror provenienti dal Nord Europa costruiscono la paura attraverso il tempo, il silenzio e l’attesa, lasciando che il male si insinui in modo progressivo nell’immagine prima ancora che nella narrazione. L’horror nord europeo respinge il jumpscare facile “sputato” in faccia allo spettatore, prediligendo al contrario un terrore invisibile e sottocutaneo.
Lamb: l’esempio contemporaneo di “immagine-tempo”
Un esempio emblematico è Lamb, esordio del regista islandese Valdimar Jóhannsson. Il film costruisce il proprio orrore attraverso l’atmosfera: i dialoghi sono ridotti al minimo, il ritmo è molto dilatato e la macchina da presa si sofferma a lungo sul paesaggio e sulla quotidianità immobile dei protagonisti. L’elemento perturbante emerge lentamente, fino a culminare soltanto nel finale, quando il “mostro” compare sullo schermo per pochi istanti. L’orrore non nasce tanto dalla presenza, quanto dal lungo percorso di attesa che conduce alla rivelazione.

Speak No Evil: cinematografie a confronto
Un caso forse ancora più significativo è Speak No Evil, diretto dal danese Christian Tafdrup e successivamente riadattato negli Stati Uniti. Il confronto tra le due versioni evidenzia la diversa sensibilità delle due cinematografie. Nel film europeo la tensione cresce lentamente, alimentata soprattutto dal disagio crescente, dai silenzi e dall’incapacità dei protagonisti di reagire a una situazione sempre più inquietante. Il finale è improvviso, brutale e profondamente fatalista: non esiste una vera lotta per la sopravvivenza, perché la tragedia è sancita fin dall’epilogo.

Il remake americano, pur mantenendo intatta la struttura narrativa di partenza, traduce la storia secondo i codici dell’horror statunitense. La narrazione diventa più dinamica, gli eventi accelerano e il climax finale si trasforma in un confronto fisico, con una vera e propria lotta per la sopravvivenza che modifica radicalmente il significato dell’opera originale. Il remake incarna una perfetta “traduzione culturale” americana di un film europeo.
Lake Bodom: un ibrido interessante
È proprio in questo contesto che Lake Bodom rappresenta un caso interessante. Pur appartenendo al cinema finlandese e conservando in parte l’estetica tipica delle produzioni nordiche, il film sceglie di recuperare i codici dello slasher americano, costruendo un horror più dinamico, un prodotto che strizza l’occhio al pubblico statunitense. Non si tratta di un film destinato a rivoluzionare il genere, né di uno slasher particolarmente innovativo, ma di un’opera che riesce a distinguersi per il modo in cui mette in dialogo due tradizioni cinematografiche molto diverse.

Pur conservando la fotografia fredda, gli spazi naturali e il senso di isolamento tipici del cinema nord europeo, il film sceglie infatti di guardare apertamente allo slasher americano. La struttura narrativa, il ritmo e persino l’estetica del killer richiamano chiaramente classici come Venerdì 13 e gran parte degli horror ambientati tra boschi, laghi e campeggi che hanno popolato l’immaginario dell’orrore degli anni 80. È una contaminazione che funziona, perché non dà mai l’impressione di trovarsi davanti a una mera imitazione, ma piuttosto a una reinterpretazione di genere attraverso la sensibilità visiva del cinema finlandese.
Un caso di cronaca come antefatto
Anche la premessa narrativa risulta particolarmente efficace. Scegliere di ambientare il racconto sulle rive del Lago Bodom, luogo di uno dei casi di cronaca nera più celebri della recente storia finlandese, giova all’atmosfera del film. Il mistero che avvolge il vero delitto contribuisce ad alimentare la tensione e rende la prima parte probabilmente la più riuscita dell’intera opera, grazie a una progressione coinvolgente e a un uso convincente dello spazio naturale.

Una seconda parte più debole
È invece nella seconda metà che Lake Bodom mostra i suoi limiti più evidenti. La sceneggiatura decide di cambiare direzione attraverso una svolta narrativa che, sulla carta, possiede anche elementi per un plot twist interessante, ma che nello sviluppo finisce per disperdere parte della tensione costruita fino a quel momento. L’atmosfera lascia progressivamente spazio a una narrazione più macchinosa e meno coinvolgente, facendo perdere al film parte di quel fascino che ne aveva caratterizzato l’inizio.

Conclusioni
Nonostante questo, Lake Bodom rimane un horror più interessante di quanto lascino intendere le valutazioni generalmente piuttosto tiepide ricevute nel corso degli anni. Non è uno slasher destinato a diventare un cult per il genere, ma rappresenta un curioso punto d’incontro tra due modi differenti di concepire il cinema (horror). Ed è proprio questa sua natura ibrida, sospesa tra la contemplazione del cinema nord europeo e il dinamismo dello slasher americano, a renderlo una visione che gli appassionati del genere potrebbero apprezzare più di quanto la sua reputazione possa far immaginare.
VOTO
Lake Bodom è disponibile sul canale di Midnight Factory a cui è possibile abbonarsi attraverso Amazon Prime Video
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