Cruising, il controverso thriller di William Friedkin con Al Pacino, arrivò nelle sale italiane nel 1980, rigorosamente vietato ai minori di 18. Il film, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Gerald Walker, ci porta nella New York di fine anni Settanta, all’interno della comunità gay e in particolare della scena leather e sadomasochista

Trama
A New York vengono ritrovati i corpi smembrati di alcuni uomini appartenenti alla comunità gay. La polizia sospetta che dietro gli omicidi ci sia un serial killer che adesca le proprie vittime nei locali e nei luoghi d’incontro frequentati da uomini omosessuali. Da qui il titolo Cruising, che significa cercare incontri sessuali occasionali e anonimi in luoghi pubblici.
Il giovane agente Steve Burns (Al Pacino) viene quindi incaricato di infiltrarsi nella comunità gay del Greenwich Village, assumendo un’identità fittizia (John Forbes) e frequentando i locali leather e sadomasochisti della città, con l’obiettivo di individuare l’assassino. La scelta ricade proprio su di lui perché il suo aspetto fisico è molto simile a quello delle vittime: è giovane, alto circa 1,70 m, magro, con i capelli e gli occhi scuri. Steve diventa così il perfetto agente sotto copertura, utilizzato come esca per attirare il killer.

Friedkin ci presenta Steve come un uomo eterosessuale, fidanzato con Nancy e apparentemente intenzionato a costruire una vita insieme a lei. È però interessante notare fin da subito una certa ambiguità nel personaggio. Quando inizia a lavorare sotto copertura, infatti, nello sguardo di Pacino notiamo progressivamente una vera e propria curiosità verso il mondo omosessuale che sta scoprendo. Steve osserva, ascolta e si lascia coinvolgere sempre di più.
Quella che dovrebbe essere soltanto un’infiltrazione comincia così a diventare qualcosa di più personale. Friedkin insiste molto sugli sguardi del protagonista e sulle sue reazioni, senza mai spiegare chiaramente cosa stia accadendo dentro di lui. Non sappiamo quindi se Steve stia semplicemente cercando di immedesimarsi nell’ambiente che deve infiltrare oppure se stia scoprendo una parte di sé che fino a quel momento aveva ignorato.
Al Pacino
Quando arriva a Cruising, Al Pacino è già una star affermata e uno degli attori più importanti del cinema americano. Dopo il successo de Il padrino di Francis Ford Coppola, aveva collaborato con Sidney Lumet in Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani, due film fondamentali per la sua carriera.
È quindi interessante ritrovarlo nei panni di Steve Burns, un personaggio molto diverso da quelli interpretati fino a quel momento. Steve è molto più silenzioso e introverso e Pacino lavora soprattutto attraverso gli sguardi e le espressioni del volto. La sua interpretazione funziona proprio perché non ci viene mai spiegato completamente cosa stia provando il protagonista. Lo vediamo inizialmente come un uomo sicuro della propria identità, con una fidanzata e una vita apparentemente normale, per poi osservarlo mentre entra sempre più profondamente in un mondo che lui stesso pensava essergli completamente estraneo.

Più Steve si addentra nella sua indagine, più diventa difficile capire dove finisca la sua copertura e dove inizi invece una curiosità personale. Pacino riesce a rendere molto bene questa trasformazione senza mai renderla troppo esplicita, lasciando che siano soprattutto gli sguardi e i piccoli gesti a suggerirci quello che potrebbe stare accadendo.
L’ambientazione
Uno degli aspetti maggiormente apprezzabili di Cruising è sicuramente l’ambientazione. Friedkin ci porta in una New York notturna, sporca e claustrofobica, fatta di locali bui, strade deserte, appartamenti e luoghi d’incontro.
Il regista riesce a trasformare questi ambienti in qualcosa di quasi minaccioso. Steve sembra entrare ogni volta in un mondo nuovo e sconosciuto, nel quale non conosce le regole e nel quale deve imparare velocemente a muoversi.
La macchina da presa segue il protagonista durante le sue esplorazioni e contribuisce a creare una sensazione di disagio che cresce progressivamente. Anche la musica e il montaggio hanno un ruolo importante nel costruire questa atmosfera, rendendo la New York di Friedkin quasi un luogo sospeso, nel quale la realtà e la finzione iniziano a confondersi.

Accoglienza e critiche
Cruising fu accolto in maniera molto controversa già prima della sua uscita. Durante le riprese, numerosi attivisti della comunità gay protestarono contro il film, sostenendo che avrebbe fornito una rappresentazione distorta e stereotipata degli uomini omosessuali.
Le critiche riguardavano soprattutto il modo in cui Friedkin associava la comunità gay alla violenza, agli omicidi e alla scena sadomasochista. Il problema principale era infatti quello di presentare una parte molto specifica della sottocultura omosessuale come se fosse rappresentativa della comunità nel suo complesso.
Le proteste continuarono anche dopo l’uscita del film e Cruising rimase per molto tempo un’opera estremamente discussa. La rappresentazione dei personaggi omosessuali è infatti quasi interamente legata al mondo dei locali leather e S&M e la maggior parte degli uomini che Steve incontra è inserita all’interno di una storia fatta di omicidi, sesso e violenza.
Allo stesso tempo, credo che sia proprio l’ambiguità del film a renderlo ancora oggi interessante. Friedkin non sembra voler raccontare in maniera realistica o completa la comunità gay newyorkese, quanto piuttosto utilizzare questo ambiente per costruire una storia sulla percezione di sé, sul desiderio e sull’identità.
Conclusione
Cruising riesce a creare un’atmosfera particolare e inquietante e che, soprattutto, non dà mai allo spettatore tutte le risposte che vorrebbe. La storia dell’indagine passa quasi in secondo piano rispetto alla trasformazione di Steve e alla sua progressiva immersione in questo mondo. Friedkin riesce così a costruire un thriller che funziona tanto per l’atmosfera quanto per l’ambiguità del protagonista. Al Pacino è perfetto nel ruolo e, anche se le critiche sulla rappresentazione della comunità omosessuale sono comprensibili, Cruising rimane secondo me un film estremamente affascinante, soprattutto per la sua ambiguità.
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