E’ uscita su Netflix la miniserie Il Mostro, il racconto dei 17 anni che sconvolsero l’Italia e che, ancora oggi, lasciano molte domande senza risposte

Una canzone, La Tramontana, sussurrata da una madre nell’orecchio del figlio, mentre la loro l’automobile è ferma nelle campagne di Signa. Oltre a loro, anche l’amante di lei si trova in quell’auto. Siamo nel 1968 e di lì a poco il Mostro colpirà per la prima volta, uccidendo gli amanti e lasciando vivo solo il bambino. Questo è l’incipit del racconto della nuova miniserie diretta da Stefano Sollima e sceneggiata insieme Leonardo Fasoli. Una miniserie che andrà avanti ed indietro nel tempo, alternando i delitti dal 1982 in poi, agli eventi che portarono al primo, presunto, doppio omicidio del Mostro: quello del 1968 appunto.

Quattro personaggi per una pista sarda

Ne Il Mostro, Sollima decide di focalizzarsi su una pista battuta per anni dalle forze dell’ordine: quella sarda. In particolare, dopo che nel 1982 la magistrata Silvia della Monica, propose di cercare casi di duplice omicidio simili a quelli recenti, anche precedenti al 1974 (anno ipotizzato di inizio dei crimini del Mostro). Ecco allora che le prime due vittime furono Barbara Locci (una brava Francesca Olia) e Antonio Lo Bianco (Claudio Vasile), aprendo così un filone di indagini che riguardavano la famiglia Mele e la famiglia Vinci. Entrambe sarde ed arrivati in Toscana per lavorare e costruirsi un futuro migliore.

Sollima si sofferma su quattro personaggi per ognuna delle puntate. Si parte con il misero marito di Barbara, Stefano Mele (Marco Bullitta), si prosegue con uno degli amanti della donna, Francesco Vinci (Giacomo Fadda). Tornando poi alla famiglia Mele con Giovanni (Antonio Tintis), il burbero fratellastro di Stefano fino a Salvatore Vinci (Valentino Mannias), fratello maggiore di Francesco e personaggio più magnetico e misterioso della serie.

Lo spostarsi avanti ed indietro nel tempo, rende la narrazione de Il Mostro molto frammentaria. Questo non è un difetto in toto: se da una parte è intrigante vedere come i pezzi del puzzle si incastrino dalle diverse prospettive, dall’altra può risultare confusionario nel seguire la narrazione. Tutto sommato ho apprezzato la scelta del regista, anche se avrei gradito più linearità in alcuni passaggi.

Un racconto rispettoso

Il Mostro spinge sulla violenza dei delitti, senza mai eccedere o peccare di voyeurismo. Sollima è invece bravo a far percepire nello spettatore il malessere di una società estremamente patriarcale, fatta di matrimoni combinati e donne mostrate come trofei da esibire. Il terreno fertile su cui è nato il Mostro è proprio questo: un’Italia ancora arretrata, bigotta e profondamente maschilista. Queste quattro puntate ce lo fanno ben capire, in quattro personaggi completamente diversi (alcuni con segreti da nascondere).

Sollima si diverte a giocare con lo spettatore sin dal primo episodio: lasciando credere di mostrare chi sia davvero il Mostro, prendendo una decisione coraggiosa. Invece, la scelta è dettata da quelle che furono le indagini all’epoca, incarcerando e poi scagionando i protagonisti della storia. Siamo davvero sicuri che il Mostro fosse uno di loro? Giustamente il regista ci lascia sempre, oltre che nel finale, delle domande che ancora oggi non hanno trovato risposta.

Distruzione del corpo femminile e pulsioni sessuali

Sin dalla prima puntata de Il Mostro, la magistrata Silvia della Monica dice ai colleghi che i duplici omicidi sono perlopiù violenze contro le donne, con i compagni uccisi velocemente. Il killer ha deturpato molte delle vittime con il taglio del pube, quasi una sorta di malata vendetta verso il genere femminile. Oltre questo, nella miniserie, vengono associate varie tematiche riguardanti la sfera sessuale: dall’oggettificazione della donna come pedina per il matrimonio alla repressione dell’omosessualità fino all’adulterio consapevole con mariti spettatori inermi.

Un incubo rivissuto mille volte

Presente in tutte e quattro le puntate, Natalino Mele, diventa il simbolo dell’innocenza risparmiata dalla furia del Mostro però costretto a vedere la sua vita trasformarsi in un incubo. Sollima è stato bravo a riprendere alcuni racconti di Natalino, vittima dei tormenti degli investigatori che per anni cercavano nell’unico testimone risposte per la cattura del killer. Domande per un identikit o per sapere dove fosse la Beretta calibro 22, richieste impossibili per un bambino che la notte del 21 agosto 1968 ha perso la madre e ha visto il padre finire in carcere.

Ogni volta che il Mostro ammazzava di nuovo, mi richiamavano in caserma e mi facevano vedere le foto e il sangue. Io però continuo a non ricordare, oltre all’immagine di mia mamma morta, dopo gli spari che mi svegliarono. E continuo a chiedermi: perché quella notte non ha ucciso anche me?

E’ notizia del luglio 2025 che il test del DNA ha rivelato che Natalino non era figlio di Stefano Mele ma addirittura di Giovanni Vinci, fratello maggiore di Salvatore e Francesco. Chissà se sapendolo prima, Sollima avrebbe approfondito la rivelazione in una quinta puntata?

Miniserie o prima stagione?

La regia de Il Mostro risulta sempre angosciante, tra panoramiche larghe delle notte nelle campagne toscane agli sguardi di interni di povere case che celano segreti. Ottima la colonna sonora, capace di far aumentare l’ansia con suoni martellanti intermezzati da grandi brani del passato. La recitazione è abbastanza convincente, eccetto qualche problema fonico del comparto sonoro in alcuni punti. Per quanto riguarda la ricostruzione storica in costumi e scenografie è stato fatto un lavoro eccelso. Dalle insegne alle macchine d’epoca, tutto è curato al minimo dettaglio. Così come il trucco dei protagonisti per avvicinarli alla loro reali controparti.

Il finale lascia presupporre che, dopo aver visto tutti i punti di vista della pista sarda, si voglia esplorare le vicende di quei terribili 17 anni e delle loro conseguenze con altre storie. Il personaggio introdotto nel finale lo fa pensare!

Sollima dirige una miniserie pensata per far conoscere uno dei più grandi misteri italiani. Se l’interesse per il true crime è altissimo e il pubblico la apprezzasse, in altre stagioni sarebbe davvero interessante continuare a chiedersi: chi è davvero il Mostro?

Classificazione: 3.5 su 5.

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