L’Estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli arriva oggi, 8 ottobre, nelle sale italiane distribuito da 01 Distribution. Il film, è stato preceduto, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, da diverse anteprime di mezzanotte nelle principali città italiane.
Si tratta di una co-produzione internazionale tra Italia (Propaganda Italia, Rai Cinema e Dinano Film), Francia (Kazak Productions) e Belgio (Tarantula Film).
Nel cast troviamo Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, protagonisti di quello che è senza dubbio uno dei titoli italiani più attesi della stagione. Presentato in concorso ufficiale alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, L’Estranea è stato inoltre scelto per rappresentare l’Italia alla 99ª edizione degli Academy Awards.
Il titolo internazionale del film è The Spiral. Una scelta che potrebbe sembrare curiosa, ma che risulta chiara durante la visione del film. La spirale è infatti una delle immagini attraverso cui Strippoli racconta la storia della famiglia protagonista: una discesa progressiva, un movimento che sembra riportare continuamente al punto di partenza e dal quale, una volta entrati, diventa sempre più difficile uscire.

Trama
L’Estranea è la storia di una famiglia apparentemente perfetta. Il racconto si apre nel presente, con la figlia maggiore Alice oramai adulta (Romana Maggiora Vergano). È attraverso il suo sguardo, in dialogo con quello della madre, che veniamo progressivamente riportati indietro nel tempo, fino agli anni in cui era bambina e la sua famiglia viveva una vita assolutamente invidiabile.
Strippoli ci porta quindi a Bari, alla fine degli anni Novanta, dove Alice cresce insieme alla madre Anna (Jasmine Trinca), al padre Walter (Adriano Giannini) e al fratello Tobia. La sua famiglia, i Colonna, gestisce un negozio di abbigliamento frequentato dalla borghesia barese. E’ una famiglia benestante, unita e molto attenta alla propria immagine.
Tuttavia, questa perfezione verrà presto minacciata: quando Alice è ancora bambina, un grave incidente mette in pericolo la sua vita. È in quel momento che nella vita di Anna compare una misteriosa donna (Valeria Bruni Tedeschi), un’estranea che le propone un patto capace di cambiare per sempre il destino della famiglia.

Da quel momento in poi, il film ricostruisce attraverso continui passaggi tra passato e presente le conseguenze di quella scelta. Ciò che Anna aveva fatto per proteggere la figlia e che credeva di poter lasciare alle spalle torna infatti a riaffiorare molti anni dopo, coinvolgendo Alice e il resto della famiglia.
Senza anticipare troppo quello che accade, L’Estranea parte da una domanda molto semplice: fino a dove è disposto ad arrivare un genitore per salvare i propri figli? Strippoli prende questa domanda e la trasforma progressivamente in un incubo, raccontando una famiglia che, nel tentativo di proteggersi, finisce per entrare sempre più profondamente in una spirale dalla quale sembra impossibile uscire.
Il percorso di Paolo Strippoli
È interessante soffermarsi sul percorso di Paolo Strippoli, soprattutto perché L’Estranea dimostra quanto rapidamente il regista sia riuscito ad affermarsi nel panorama del cinema italiano.
Strippoli, classe 1993, ha esordito su Netflix nel 2021 con A Classic Horror Story, diretto insieme a Roberto De Feo. Un film che, al di là dei giudizi che si possono avere sul risultato, aveva già mostrato la volontà di confrontarsi apertamente con il cinema horror e con i suoi codici, giocando con i riferimenti al genere e cercando contemporaneamente una strada italiana, inserendo la leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, alle origini della nascita della ‘ndrangheta.
Dopo questa prima esperienza, Strippoli ha intrapreso il suo percorso da regista solista. Nel 2022 con Piove e nel 2025 con La valle dei sorrisi, presentato al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Con L’Estranea arriva quindi al terzo film da regista in solitaria.

In pochissimi anni Strippoli è passato da giovane autore di genere a regista in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Non è un percorso così comune, soprattutto se consideriamo quanto sia ancora difficile per il cinema di genere italiano conquistare uno spazio stabile all’interno del panorama cinematografico nazionale.
La cosa che trovo più interessante è che Strippoli non sembra avere intenzione di abbandonare il genere per compiacere i detrattori. Al contrario, continua a utilizzarlo come strumento per parlare di altro: della famiglia, delle relazioni, del desiderio di controllo, della paura e della nostra società. È probabilmente proprio questa la sua forza.
La famiglia come luogo dell’orrore
Come detto, i Colonna sono una famiglia benestante, inserita nella società, attenta al proprio status e alla propria immagine. Ma dietro le fotografie perfette, le feste, la bella casa e i progetti per il futuro esiste una quantità enorme di frustrazioni e paure.

Strippoli sembra quasi dirci che non esiste famiglia perfetta, per quanto possiamo impegnarci a costruirne una. Ed è interessante che questo discorso venga inserito all’interno di un horror. L’orrore non arriva dall’esterno, non è semplicemente qualcosa che irrompe nella casa dei Colonna. È qualcosa che nasce dalle loro stesse scelte.
Il film diventa così anche una critica a una certa piccola borghesia italiana, ossessionata dall’apparenza e dal bisogno di dimostrare agli altri di avercela fatta. In quest’ottica, la famiglia deve essere felice, tutto deve apparire perfetto e i figli devono avere successo (spesso seguendo le orme dei genitori).
Ma cosa succede quando questa perfezione comincia a sgretolarsi? Strippoli sembra rispondere che è proprio lì che comincia l’orrore. L’horror diventa metafora del controllo, della paura di perdere ciò che abbiamo costruito e dell’incapacità di accettare che, per quanto possiamo amare qualcuno, non possiamo decidere al posto suo.
L’accoglienza al Festival di Cinema di Venezia
Ho avuto la fortuna di vedere L’Estranea in anteprima stampa proprio alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, dove il film è stato presentato in concorso ufficiale. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente fu il fatto stesso di trovare questo film nel concorso ufficiale.
Non è infatti così frequente vedere un film horror, specialmente se italiano, competere per il Leone d’Oro. Il cinema di genere, nonostante negli ultimi anni abbia conquistato sempre più spazio nei festival internazionali, continua purtroppo a essere spesso considerato un cinema di serie B rispetto al cosiddetto cinema d’autore (come se tra l’altro chi fa cinema di genere non potesse a sua volta essere un autore).
Eppure qualcosa sta cambiando. Uno degli esempi più evidenti è stato Titane di Julia Ducournau, vincitore della Palma d’Oro nel 2021. Un film profondamente legato all’horror e al body horror, che ha dimostrato quanto i confini tra cinema di genere e cinema d’autore abbiano poco senso, specialmente oggi.
Horror o thriller?
Proprio a Venezia si è discusso molto sulla natura de L’Estranea: horror o thriller? Personalmente non ho molti dubbi: è un horror. Certamente utilizza alcuni strumenti del thriller psicologico, dal mistero ai segreti familiari, ma il soprannaturale non è un elemento accessorio. È il linguaggio attraverso cui Strippoli racconta la famiglia e le sue paure. L’Estranea può quindi essere un film complesso e ambizioso senza dover rinunciare alla propria natura di genere.

Ed è proprio questo che, personalmente, trovo positivo. Sono felice di vedere che anche in Italia, grazie anche a registi come Strippoli, si stia cercando di combattere lo stigma che per troppo tempo ha accompagnato l’horror. Come se scegliere il genere significasse automaticamente rinunciare all’ambizione autoriale.
Anche la critica internazionale ha accolto il film con interesse. Peter Bradshaw del The Guardian gli ha assegnato quattro stelle su cinque, definendolo «un film esilarante e mozzafiato», mentre Guy Lodge di Variety ha espresso un giudizio positivo sul film, apprezzandone in particolare la forte identità di genere. Reazioni diverse, ma che confermano l’attenzione suscitata dal film anche fuori dall’Italia.

L’Italia agli Oscar 2027
La notizia che ha inevitabilmente attirato ulteriore attenzione intorno a L’Estranea è la sua scelta come film italiano per la categoria International Feature Film della prossima edizione degli Oscar.
Il Comitato, composto da Giorgio Carlo Brugnoni, Cristina Comencini, Federica Lucisano, Francesco Melzi D’Eril e Niccolò Vivarelli lo ha infatti selezionato tra i numerosi titoli a disposizione.
In tutta onestà, prima dell’annuncio, avrei dato per scontato che sarebbe stato scelto un nome molto più consolidato come Nanni Moretti, con il suo Succederà questa notte. Proprio per questo la decisione del Comitato mi sembra particolarmente interessante: l’Italia ha scelto di essere rappresentata da un film di genere e ha riconosciuto il lavoro di un autore che, con soli 3 lungometraggi alle spalle, è riuscito a imporsi nel panorama cinematografico italiano.
Ora il film dovrà affrontare il percorso di selezione dell’Academy. La shortlist dei quindici film internazionali sarà resa nota il 15 dicembre 2026, mentre il 21 gennaio 2027 verranno annunciate le cinque nomination.
L’Estranea è un film importante. Non soltanto perché finalmente vediamo un horror italiano in concorso a Venezia e poi nella corsa agli Oscar, ma perché contribuisce a dimostrare che il cinema di genere non deve chiedere il permesso per essere considerato cinema d’autore.
E se anche grazie a registi come Paolo Strippoli l’horror riuscirà a liberarsi, almeno in parte, dello stigma che ancora lo accompagna nel nostro Paese, credo che sia una direzione da guardare con molto interesse.
La corsa agli Oscar quest’anno sarà tutt’altro che semplice. Tra i titoli in gara ci sono infatti Coward di Dhont per il Belgio, Minotaur di Zvyagintsev per la Francia, La bola negra di Calvo e Ambrossi per la Spagna, All of a sudden di Hamaguchi per il Giappone e Fjord di Mungiu per la Romania. La concorrenza è decisamente agguerrita, ma tutta la redazione di Horror Italia 24 fa assolutamente il tifo per Strippoli.
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