Widow’s Bay è la serie che, più di tutte, ha sbancato agli Emmy Awards 2026 in maniera del tutto inaspettata. Il merito è dell’ideatrice Katie Dippold, sceneggiatrice nota per Parks and Recreation e il malaccolto Ghostbusters del 2016, divenuta virale grazie a una foto che la ritrae travestita da Babadook – che già la dice lunga sul suo amore per il genere. Con ben 19 candidature e 14 premi portati a casa ai già menzionati Emmy – tra cui miglior attore protagonista e non protagonista, miglior attrice non protagonista e miglior serie comedy – Widow’s Bay è uno dei prodotti televisivi migliori dell’anno, grazie soprattutto a una scrittura geniale capace di coniugare orrore e comicità.
Trama
Tom Loftis, sindaco della città isolana di Widow’s Bay, vuole attirare turisti e risollevare la reputazione della sua terra, da molti considerata maledetta. Nel frattempo, una fitta nebbia avanza e si prospetta una tempesta, segno che l’isola si sta svegliando e pretende un sacrificio.

Tra final girl riscritte…
La serie presenta uno schema Monster of the week, come le vecchie serie horror (Buffy L’ammazzavampiri, per fare un esempio). In ogni puntata i nostri protagonisti devono quindi affrontare una minaccia diversa – stanze d’hotel infestate, serial killer che ritornano sempre, libri d’incantesimi che regalano illusioni – ma la trama orizzontale non viene mai abbandonata. Si tratta di sottogeneri diversi dell’horror – sovrannaturale, slasher, folk – di cui si seguono i codici mentre li si stravolgono, il tutto perfettamente mescolato al genere della commedia. Il personaggio di Patricia, grazie al quale la bravissima Kate O’Flynn si è portata a casa il premio come miglior attrice non protagonista, incarna perfettamente questa ibridazione. Sul piano della commedia, Patricia è la classica sfigata, la collega/spalla che non ne combina una giusta, quella persona imbarazzante che viene sempre esclusa nonostante si sforzi tantissimo di essere accettata. La sua natura da comic relief, però, comincia a essere sovvertita quando il piano horror della serie inizia a caratterizzarla come una final girl. Patricia, infatti, è sopravvissuta da adolescente alla furia omicida di un serial killer, ma nessuno le ha mai creduto proprio a causa di quell’inadeguatezza sociale che fa credere agli altri che la donna sia solo alla ricerca di attenzioni. Quando però il killer ritorna per completare l’opera, Patricia diventa protagonista di un episodio slasher a tutti gli effetti, dimostrando la sua scaltrezza e intelligenza senza mai perdere la sua stranezza.

… e eroi inadeguati
Anche il protagonista maschile di Widow’s Bay, Tom Loftis (un Matthew Rhys immenso premiato due volte agli Emmy di quest’anno come migliore attore), è oggetto di un’operazione simile. Tom, sindaco della città, è l’archetipo del boss da commedia inadatto e impacciato, un po’ come Michael Scott di The Office, ma soprattutto come quello che la stessa Dippold ha già scritto in Parks and Recreation. Ha ottenuto il suo posto un po’ per caso e i concittadini lo vedono come un leader incapace, che non è neppure in grado di ingannarli perché ogni tentativo di nascondere gli eventi sovrannaturali dell’isola fallisce miseramente. Sul piano dell’horror, Tom è lo scettico, quello che non crede a tutti i fenomeni spaventosi cui assiste, e lo fa perché vuole illudersi che vada tutto bene e perché vuole proteggere il figlio che ha già perso la madre proprio a causa del potere dell’isola. A renderlo divertente è proprio la consapevolezza che ha circa la veridicità degli eventi (perché li vede, li vive) che cozza con il suo continuo tentativo di mostrarsi diffidente e razionale.

Folk e gotico
In Widow’s Bay il folk si mescola al gotico: l’isola si configura come un organismo vivente capace di incatenare a sé i nativi. Non c’è però un forestiero che dall’esterno si inserisce nei rituali di una qualche setta, non c’è lo scontro tra comunità deviante e persona razionale di città, perché il protagonista è uno del posto che, nonostante lo scetticismo di facciata, sa che è tutto vero. L’orrore che caratterizza l’isola affonda le radici nel passato, in una maledizione antica che continua a richiedere sangue: c’è un patto che si rinnova di continuo, di cui gli abitanti sono eredi inconsapevoli e che in questa inconsapevolezza Tom preferisce lasciarli. È un’infestazione “interna” che forse è possibile esorcizzare andando a scavare proprio in quel passato, a disturbare il sonno di chi si è macchiato del peccato originale, di chi ha deciso per tutti gli altri cosa fosse meglio. In questo Widow’s Bay assomiglia molto alla serie Midnight Mass di Mike Flanagan – per le tematiche e per la presenza di un attore che rappresenta un graditissimo easter egg.

Widow’s Bay ha vinto nella categoria “comedy” ed è una serie incredibilmente divertente, la cui comicità nasce proprio dal contrasto tra ciò che ci aspetteremmo da determinate situazioni e personaggi, e ciò che invece vediamo sullo schermo. Ed è divertente anche perché tutti gli attori sono in grado di recitare con tutto il corpo – in particolare Rhys, che urla e si lascia andare a momenti slapstick esilaranti. Ma sarebbe disonesto non considerare Widow’s Bay anche una serie horror, genere che si presta benissimo non solo a sovversioni e riscritture, ma anche a essere mescolato alla commedia, perché risata e paura vanno a braccetto. In questa serie, la cui prima stagione è disponibile su Apple TV, è tutto riuscito alla perfezione.
Leggi anche: Dylan Dog – 40 anni di sconvolgenti incubi

































