Il Seme della Follia, del 1994, è senza dubbio tra i film più importanti del maestro John Carpenter. Rappresenta anche il terzo (e ultimo capitolo) della cosiddetta “Trilogia dell’Apocalisse” del regista, dopo “La Cosa” e “Il Signore del Male”, una trilogia non narrativa ma tematica, incentrata su diverse forme di annientamento del mondo e dell’identità umana. “In the Mouth of Madness” (titolo originale) fu presentato per la prima volta in Italia il 10 dicembre del 1994, al Noir in Festival.

[Il Seme della Follia] Trama: Sam Neill interpreta John Trent, investigatore assicurativo incaricato di far luce sulla scomparsa di Sutter Cane, scrittore di romanzi horror di enorme successo. Seguendo una serie di indizi nascosti nelle copertine dei libri di Cane, Trent arriva nella misteriosa cittadina di Hobb’s End, un luogo che sembra esistere solo nella finzione. Da qui in avanti la distinzione tra realtà e immaginazione inizia a dissolversi, mentre Trent, narratore della propria vicenda da un manicomio, mette progressivamente in dubbio la propria sanità mentale.
John Carpenter sceglie di iniziare la storia in un manicomio e di raccontarla in flashback, richiamando proprio una tecnica narrativa ricorrente nella letteratura lovecraftiana, così come le forze oscure più ancestrali che esistevano molto prima degli esseri umani. Il tema della pazzia, come conseguenza della consapevolezza e conoscenza dell’ignoto, attraversa l’intero film.

Curiosità:
- Nel film vengono citate più volte frasi attribuite ai romanzi di Sutter Cane. La maggior parte di queste citazioni proviene in realtà da racconti di H.P. Lovecraft, rielaborati per adattarsi alla storia. La scena in cui Linda Styles legge ad alta voce mentre Trent osserva l’abisso riprende descrizioni presenti nei paragrafi finali de “I ratti nei muri”, mentre in un’altra scena viene citata quasi letteralmente una frase de “L’abitatore del buio”.
- Il nome dell’albergo e del suo proprietario, Pickman, rimanda direttamente al racconto “Il Modello di Pickman”, mentre i continui richiami agli Antichi e alle creature mostruose ricollegano il film al cosiddetto Mito di Cthulhu.
- I sei romanzi di Sutter Cane utilizzati da Trent per individuare Hobb’s End hanno titoli che richiamano direttamente opere di Lovecraft, rielaborandole in chiave narrativa. Anche il titolo (originale) del film si inserisce nello stesso gioco di rimandi, derivando esplicitamente da “Alle montagne della follia” (At the Mountains of Madness).
- Il personaggio di Sutter Cane è chiaramente ispirato a Stephen King, con riferimenti alle sue ambientazioni nel New England e alla mitica Castle Rock, qui sostituita da Hobb’s End. King costruiva il proprio immaginario horror attorno a piccole comunità del New England, e Sutter Cane può essere letto come una figura speculare e deformata del suo successo. Nel film stesso i personaggi citano Stephen King, sottolineando come Cane sia ancora più popolare, rendendo il riferimento esplicito e ironico.
- L’edificio usato per rappresentare il manicomio all’inizio del film è in realtà una struttura di filtraggio dell’acqua situata a Toronto. Dopo gli attentati dell’11 settembre non è stato più possibile utilizzarlo come location cinematografica.
- Il tema musicale principale del film è ispirato alla canzone “Enter Sandman” dei Metallica. Non potendo ottenere i diritti del brano, Carpenter compose un tema originale insieme a Jim Lang e al chitarrista Dave Davies dei Kinks.
- Il film visto da John Trent nel finale è “Robot Monster” del 1953, uno dei monster-movie preferiti da John Carpenter durante l’infanzia.
- Secondo la mappa composta dalle copertine dei libri, Hobb’s End si troverebbe nei pressi di Loudon, nel New Hampshire, vicino al confine tra le contee di Merrimack e Belknap.
- Dopo la frase di Sutter Cane “Ti ho mai detto che il mio colore preferito è il blu?”, si nota che nei primi piani i personaggi hanno sempre gli occhi azzurri, un dettaglio che suggerisce il controllo esercitato dallo scrittore sulla realtà.
- John Trent occupa la cella numero 9 nel manicomio e affitta la stanza numero 9 al Pickman Inn di Hobb’s End.
- L’iscrizione sulle porte della chiesa nera recita: “Let these doors be sealed by our Lord God and let any who dare enter this unholy site be damned forever”.
- Hayden Christensen appare brevemente nel film nel ruolo del ragazzo che consegna i giornali lungo la strada. Si tratta del suo debutto cinematografico.
- La battuta preferita di John Carpenter nel film è “Reality’s not what it used to be”, doppiata in italiano come “La realtà non è più quella di una volta”.


































