Novità editoriale del catalogo Weird Book, il saggio del giornalista e scrittore Stefano Cortese su La cosa di John Carpenter si presenta non solo come un testo afferente alla critica cinematografica, bensì come uno studio antropologico e filosofico, e finanche socio-politico. Il sottotitolo del volume, che recita Mito, fenomenologia e storia di un orrore cosmico, fa infatti appello all’analisi della poetica carpenteriana e delle sue categorie, portatrici di una visione disincantata e pessimistica della realtà, in cui la violenza si inserisce all’interno di una concezione ‘extra-morale’, e dunque non manichea, dell’animo e dell’agire.

Se con Halloween – La notte delle streghe, del 1978, Carpenter compie un’operazione mitopoietica (ponendo le basi per la creazione di un sottogenere dell’horror, lo slasher), se con Fog, del 1980, il mostro è rappresentato da una vendicativa nebbia semovente, e se con 1997: Fuga da New York, del 1981, ha inizio la collaborazione con Kurt Russell (che incarna, in Carpenter, l’eroe tragico che va incontro al Fato), ecco allora che La cosa, del 1982, pur riprendendo una pellicola degli anni Cinquanta (La cosa da un altro mondo) basata a sua volta su un racconto science-fiction degli anni Trenta di John W. Campbell, trascende tuttavia la mera operazione di remake.

Del film diretto da Christian Nyby (e, non accreditato alla regia, Howard Hawks), Carpenter non riprende che il soggetto, per rielaborarlo in un contesto diverso, già lontano dall’assetto geo-politico del principio dell’era atomica e della Guerra Fredda. Il bersaglio, adesso, è semmai l’America di Reagan, come sarà più evidente con un altro film di Carpenter Essi vivono, del 1988.

Dalla disamina di Cortese e dalle sue lenti d’osservazione passano tutti gli elementi de La cosa, dagli effetti speciali di Rob Bottin alle musiche di Ennio Morricone, che, presagendo l’ineluttabilità di cui sopra, realizza il vero tema dell’orrore cosmico. Film sulla lotta (impari) dell’uomo contro la realtà, che si configura come una sorta di ‘nemico deformato’ e proteiforme, La cosa si pone, quindi, in un dialogo a distanza con la letteratura di Lovecraft (autore, tra gli altri, di un romanzo di ambientazione antartica, Le montagne della follia, del 1936) e Hodgson da un lato, e con radici più antiche dall’altro, come il mito di Proteo e le Metamorfosi di Ovidio.
Ma, ci dice Cortese, l’alieno de La cosa, il Thushol, ha tratti in comune anche con lo Xenomorfo di Alien e con It di Stephen King, secondo equilibri variabili tra il parassitismo e la ‘volontà’ (che a ben vedere è più una necessità) di matrice schopenhaueriana.

La cosa, nella sospensione della domanda sull’identità umana o aliena dei personaggi (e dunque sulla loro amicizia o inimicizia, innocenza o colpevolezza), ripropone anche il cosiddetto ‘enigma della camera chiusa’ tipico delle opere di Agatha Christie (Dieci piccoli indiani, su tutte) come di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, in cui ritroviamo Kurt Russell.

Alla parte teorica del saggio, fa seguito una ricca e ampia appendice in cui sono stati raccolti, e tradotti dall’autore, una serie di articoli e interviste a Carpenter e alla troupe de La cosa, declinata tra orrore e fantascienza anche dal punto di vista delle scenografie, degli effetti visivi, della fotografia, dei titoli di testa.
Di grande interesse, in ciò, sono i numerosi aneddoti, corredati da un ricco apparato fotografico (locandine, foto di scena, pagine di storyboard, eccetera) che ne hanno accompagnato la realizzazione, dalla sceneggiatura alle riprese, fino all’uscita del film e alla risposta di pubblico e critica.

INFO LIBRO
Stefano Cortese
“La cosa” di John Carpenter. Mito, fenomenologia e storia di un orrore cosmico Weird Book Collana Insomnia 220 pagine
25,90 euro Data di uscita: 24 settembre 2025

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