Una delle immagini che saltano subito alla mente quando si parla di Halloween sono le copertine che l’artista Tim Jacobus realizzò per “Piccoli Brividi” negli anni ‘90. A ben vedere, possiamo considerare l’intera collana come il più grande caposaldo delle atmosfere spooky per un’intera generazione di lettori.
Torniamo quindi a parlare delle storie nate dalla penna di R.L. Stine con una delle più iconiche ambientate proprio durante la sera del 31 Ottobre: “Le zucche della vendetta” (The Attack of the Jack O’Lanterns).

TRAMA
I giovani Drew e Walker si avvicinano alla serata di Halloween con un unico proposito: vendicarsi dei coetanei Thabita e Lee. Questi ultimi hanno infatti rovinato ogni tentativo di festeggiamento ai protagonisti negli anni precedenti.
Per farsi aiutare nel piano, Drew chiede la collaborazione di Shane e Shana, due gemelli che nutrono lo stesso desiderio di rivalsa.
All’arrivo della serata fatidica, gli eventi prendono tuttavia una piega sinistra. I ragazzi vengono infatti avvicinati da due misteriosi individui con indosso delle maschere a forma di zucca. Shane e Shana sono riusciti a trovare un travestimento memorabile o la verità è un’altra?

A DARK HALLOWEEN
“Le zucche della vendetta” è indubbiamente uno dei romanzi più iconici di Piccoli Brividi. Basta buttare un occhio all’evocativa illustrazione di copertina di TIm Jacobus per sentirsi risucchiati in un’atmosfera sinistra e ipnotica. Tale aspetti, come vedremo, trovano riscontro anche nella storia in sé, che tuttavia non è esente da difetti.
Per esprimere un giudizio conciso, possiamo considerare “Le zucche della vendetta” come una delle storie meglio strutturate e peggio strutturate di Piccoli Brividi, a seconda dei punti di vista. Nell’approfondire, risulterà comunque inevitabile fare spoiler.
Partendo dalle note positive, risulta riuscita la scelta di dedicare una discreta porzione della trama a un flashback che riveli le motivazioni dietro la voglia di vendetta di Drew e Walker. In questo modo, durante la vicenda vera e propria, non risulta necessario vedere Tabitha e Lee comportarsi ripetutamente in maniera sbagliata per avere un giudizio negativo nei loro confronti.
Lodevole è poi l’atmosfera dark in cui buona parte delle vicende è immersa. La scelta di ambientare “Le zucche della vendetta” durante una catena di sparizioni misteriose, dona un tocco di pericolo reale che risulta piuttosto inconsueto per la gran parte dei libri della collana. La volontà di Stine è sempre stata quella di creare spaventi contenuti, regalando un’esperienza di evasione che si mantenesse lontana dalle problematiche della società reale. Ha lo stesso sapore anche uno degli scherzi orditi da Tabitha e Lee negli anni precedenti alla vicenda, in cui i due hanno simulato una rapina a mano armata nella propria abitazione.
L’atmosfera sinistra è ulteriormente arricchita da brevi ma evocative descrizioni dell’ambientazione circostante, che permettono al lettore di lasciarsi trasportare nella fredda serata di Halloween che fa da sfondo agli eventi.

Fatta eccezione per brevi sezioni, il tono si mantiene poi piuttosto serioso. Nel secondo e terzo atto della vicenda, le battute sono ridotte al minimo e risultano pressoché assenti colpi di scena di fine capitolo che non abbiano delle reali conseguenze. Tutto quello che avviene è reale, non ci sono gli scherzi e spaventi immotivati a cui Stine ci ha abituati.
Difficile da notare a una prima lettura, ma senza dubbio lodevole, è poi l’uso di un fugace foreshadowing nella sezione flashback del libro. In tale frangente, i personaggi concordano sul fatto che delle zucche di Halloween non possano essere spaventose, per poi andare incontro a un’esperienza volta a scardinare tale pensiero.
Consigliata è anche la visione della trasposizione televisiva del romanzo. Oltre a uno strepitoso lavoro a livello di design per le maschere da zucca, al suo interno troverete una delle scene meno kid friendly dell’intera serie. In una sequenza onirica, vediamo Sue e gli altri protagonisti intrappolati da un uomo-orco, che sembra voler tenere con sé i ragazzi mascherati. La scena è presente anche nel libro, con note tuttavia molto meno inquietanti.

IN CAUDA VENENUM
Il colpo di scena finale, in cui viene rivelato che Shane e Shana siano stati capaci di orchestrare una tale sequela di avvenimenti in quanto alieni, non è poco riuscito di per sé. Ciò che veramente stona, andando a intaccare la logica dell’intera narrazione, è che Drew e Walker appaiono completamente consapevoli della cosa. Dal momento che la vicenda è narrata in prima persona, non trova senso il fatto che Drew sembrasse concretamente spaventata nonché non più convinta dell’identità delle due creature con la testa da zucca. Una narrazione in terza persona avrebbe senza dubbio giovato al plot twist, potendo evitare di rendere il lettore partecipe ai pensieri della protagonista. Sappiamo che Stine, al momento della stesura del romanzo, era totalmente oberato da richieste contrattuali. Non possiamo escludere pertanto che non vi fosse tempo per rimediare o pensare a un diverso colpo di scena.
Riuscito è invece il secondo plot twist, proprio nelle ultime righe, in cui scopriamo che la specie aliena di cui Shane e Shana fanno parte è responsabile di aver divorato le persone scomparse. Non solo è utile per fornire una spiegazione a tale elemento contestuale, ma getta pure un’incognita alquanto sinistra su parte degli eventi: siamo sicuri che Shane e Shana non stessero facendo mangiare dolcetti ai ragazzi in modo da poterli rendere più appetibili come cibo?


































