The Medium, titolo originale Rang Zong, che significa appunto medium, sciamano, è un film del 2021 di Banjong Pisanthanakun. Il regista thailandese ebbe successo nel 2004 con The Shutter, sua prima opera che vanta ben tre remake -e che è disponibile su Prime Video. The Medium, invece, è disponibile da oggi sul canale Midnight Factory.

Trama

Una squadra di documentaristi si interessa alla questione dello sciamanesimo nel nord della Thailandia e inizia a seguire e riprendere la sciamana Nim, le donne della cui famiglia hanno da sempre servito lo spirito della dea Ba Yan. L’interesse però si sposta lentamente sugli strani comportamenti della nipote di Nim, Mink, un’adolescente in piena transizione verso il mondo adulto.

Il folklore thailandese

Se c’è una cosa su cui il film mette sicuramente il focus, sono i rituali e le credenze tipiche della zona dell’Isan, luogo in cui è ambientata la storia. Molti dettagli sono stati esasperati per il funzionamento del film, certo, ma alla base di tutto c’è un profondo studio da parte del regista proprio sulla regione dell’Isan. Qui di seguito vi dico cose carine da sapere prima della visione, per rendere la rappresentazione ancora più immersiva. 

Il concetto di animismo e il Culto del phi

Tra il III e il II secolo a.C. il Buddhismo ha iniziato lentamente ad introdursi in Thailandia, ma prima di esso a livello religioso e identitario il nucleo culturale era il culto del phi, che tradotto è “religione degli spiriti”. 

Una delle caratteristiche principali del Culto era proprio il concetto di animismo, ossia la credenza che ogni elemento del mondo naturale fosse abitato da uno spirito (phi). Tutto – montagne, fiumi, alberi, animali – aveva un proprio spirito protettore o vendicativo che andava rispettato per evitare catastrofi, carestie o malattie. Inoltre, i morti proteggevano i vivi – gli antenati vegliavano sui discendenti e ritiravano la protezione in caso di violazione delle regole della comunità; i leader spirituali erano le donne; lo sciamano locale era la figura centrale dei villaggi. 

Lo sciamano (spesso una donna) aveva il compito di negoziare con gli spiriti, curare le malattie psichiche e di esorcizzare le entità maligne che possedevano i raccolti o le persone, e questo avveniva tramite musica rituale, la trance e le offerte di cibo.

Questa cultura non è mai scomparsa. Il Buddhismo non ha cancellato queste credenze, ma le ha assorbite: la cultura thailandese è quindi un sincretismo perfetto, non c’è tempio buddhista che non presenti al suo esterno una Casa degli Spiriti a cui i locali fanno offerte quotidiane – come i loro antenati prima di loro.

L’importanza delle donne nella cultura della Thailandia settentrionale

Il centro nettamente spostato sui personaggi femminili, in The Medium, non è un caso: è il riflesso di una società originariamente organizzata intorno alle donne. Erano infatti loro il fulcro delle case e le custodi della linea di sangue della famiglia, a loro spetta il compito di custodire e venerare gli spiriti degli antenati

Lo spirito protettore della famiglia rappresentata nel film è lo spirito della dea Ba Yan, che ciclicamente ospita il corpo delle donne della loro famiglia, come tradizione. Secondo il folklore locale, le donne sono più energeticamente e spiritualmente morbide degli uomini, rendendole predisposte ad ospitare le entità protettrici senza che la loro mente ne venga distrutta. Questa credenza è così radicata che ancora oggi sono pochissimi gli sciamani uomini nel paese.

Cose da controllare dopo la visione – allerta spoiler – 

Il concetto centrale del film è quello del karma distruttivo accumulato dai membri della famiglia Asaniya. Quello che possiede Mink quindi non è un singolo demone, ma una maledizione generazionale alimentata da colpe atroci.

Una cosa importante e che forse non è spiegata perfettamente nel film è la gravità delle colpe del nonno paterno di Mink quando era al comando della fabbrica tessile posseduta dalla famiglia: dopo la bancarotta infatti avrebbe dato fuoco alla fabbrica per frodare l’assicurazione, ma con tutti gli operai intrappolati al suo interno. Quindi lo stabilimento abbandonato dove svolgono i rituali finali conserva il risentimento delle anime dei dipendenti uccisi.

Come se non bastasse, i loro antenati erano soldati che, secoli prima, avevano massacrato migliaia di persone, ed è qui che si crea questo destino violento per tutti gli uomini della famiglia, che muoiono tutti prematuramente. 

Quando Noi (la sorella di Nim) ha rifiutato lo spirito della dea Ba Yan ha creato una colpa che fa sì che Mink, come ultima discendente femminile, fosse un contenitore ‘vuoto’ che ha ricevuto tutto il debito karmico accumulato dalla famiglia. La portata di questa violenza ha sconfitto e decapitato infatti la testa della statua di Ba Yan, ’disattivato’ la sua protezione sulla famiglia e scatenato tutte le entità vendicative nei loro confronti.

The Medium è quasi da vedere più come documentario che come film: la prima parte è infatti leggermente più lenta e il film in generale è lungo, anche se nella seconda parte i colori dell’horror lo animano decisamente di più. É bello però vedere il profondo interesse del regista per la cultura e per la regione dell’Isan, e con che visione ha deciso di renderla al pubblico. Ha comunque deciso di parlarne tramite i concetti di debiti emotivi generazionali, abusi di potere e la violenza delle guerre ed è bello scorgere un pensiero politico, quando capita. Visione comunque consigliata, anche solo per interesse antropologico e culturale. Da oggi sul canale Midnight Factory.

Classificazione: 2.5 su 5.

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi il bellissimo articolo di Marghe sul bellissimo e paurosissimo(!!) primo film dello stesso regista cliccando qui –> Shutter – Il terrore di una fotografia