Il fenomeno Buffy
La serie TV Buffy l’ammazzavampiri (Buffy the Vampire Slayer) ha segnato un punto di svolta nella serialità. Uscita nel 1997, Buffy è composta da 7 stagioni, l’ultima mandata in onda negli Stati Uniti nel 2003, e vanta diversi episodi diventati dei piccoli fenomeni al punto da generare da soli un cult following. Pensiamo a Un corpo freddo (5×16), episodio in cui si parla di morte in maniera non edulcorata e che viene indicata da Mike Flanagan come principale fonte d’ispirazione per The Haunting of Hill House. Oppure, c’è La vita è un musical (6×07), in cui un demone costringe gli abitanti di Sunnydale a esprimere i propri sentimenti attraverso il canto. Le rivelazioni più importanti e inconfessabili dei protagonisti arrivano proprio durante dei numeri musicali. Avete presente le puntate musical delle serie TV come Scrubs, Grey’s Anatomy e Riverdale? Ecco, è stata Buffy a popolarizzare questa tendenza. Il modo in cui i personaggi sono consci che qualcosa non vada (perché all’improvviso ci mettiamo a cantare e ballare?) rivela però la consapevolezza della scrittura, che fa col musical quello che Scream aveva fatto con lo slasher. Insomma, Buffy è stato un vero e proprio fenomeno culturale.
Dopo 28 anni dall’episodio pilota, Buffy è ancora attuale? Su cosa potrebbe puntare il sequel previsto per il 2026? Vediamolo insieme.

Il ribaltamento degli stereotipi
Buffy mette fin da subito in chiaro che sovvertirà tutto ciò che c’è da sovvertire. La serie si apre, infatti, con una ragazza bionda e il suo fidanzato che entrano di nascosto a scuola, di notte, per appartarsi. Lei si mostra spaventata da dei rumori e dal rischio che ci possa essere qualcuno. “Non c’è nessuno”, dice il ragazzo; “okay”, risponde lei, prima di tirare fuori le zanne e morderlo sul collo. L’istintiva preoccupazione che proviamo per la ragazza, maturata in seguito alla visione di decine e decine di film in cui la biondina indifesa fa una brutta fine, svanisce completamente quando capiamo che è in realtà una vampira. E il ribaltamento, ovviamente, riguarda anche i personaggi principali. Buffy è una bionda californiana alla moda, ma è un’eroina, coraggiosa e intelligente; Willow è un genio della tecnologia e poi strega potentissima, oltre che personaggio queer positivo; Xander, il maschio del trio, non è un macho e dovrà accettare la sua ordinarietà e umanità come fonte del suo potere. Potrei andare avanti all’infinito ad elencare i modi in cui la serie disattende le aspettative, ma ciò che mi preme di sottolineare è quanto sia attuale e necessaria questa operazione messa in atto. Ancora oggi, infatti, ci sono determinate aspettative legate al genere che sono dure a morire. Buffy, con molta naturalezza, 28 anni fa ne dimostrava la vacuità.

Il femminismo di Buffy
Il personaggio di Buffy è fortissimo fisicamente e ha i super poteri ma, a differenza di molte final girls classiche, non viene mai associato alla mascolinità. Mentre la final girl – seguendo la definizione che ne dà Carol J. Clover – ha spesso un nome unisex, è castana, virginea e mascolinizzata, Buffy è bionda, alla moda, interessata ai ragazzi e a diventare reginetta del ballo. D’altronde, la Terza Ondata femminista, che si diffonde proprio a partire dagli anni ’90, recupera e rivendica gli aspetti più tradizionalmente femminili che la Seconda Ondata rinnegava. In altre parole, nei decenni precedenti si credeva che, per “essere prese sul serio”, le donne dovessero rinunciare a trucchi, gonne e scarpe con il tacco. Buffy, al contrario, ha contribuito a diffondere l’idea che si potesse essere delle eroine pur essendo interessate alle “cose da femmina”, perché femminilità non è sinonimo di debolezza. E ha fatto un lavoro eccellente, più in generale, proprio nella decostruzione del concetto di eroismo e di eccezionalità. Buffy, infatti, nonostante possa essere definita a tutti gli effetti una supereroina, non combatte mai da sola. Tutti gli affetti che le gravitano attorno, a partire dai core four, la aiutano a superare ogni sfida. Ognuno di loro, “speciale” o meno, apporta il suo contribuito e ha valore individualmente, ma appare sempre come mozzato perché è nell’unione che trova completezza. Questo concetto viene continuamente ribadito ed è anche attraverso di esso che l’archetipo della Cacciatrice, che per quasi tutta la serie ha inquadrato Buffy come quella scelta, speciale, unica, viene rielaborato.


La Prescelta
Buffy, ci viene detto, è la Prescelta, l’unica Cacciatrice chiamata a salvare il mondo dai vampiri, dai demoni e dalle forze del male. La protagonista, però, si troverà a combattere al fianco di (e anche contro) altre due Cacciatrici. Come se ciò non bastasse, nell’ultima stagione scopriremo che in realtà esistono tantissime ragazze al mondo che sono Cacciatrici in potenza, che Buffy si troverà ad addestrare per far fronte all’apocalisse. Dove sta, quindi, l’unicità del ruolo? Non c’è, perché quella regola “l’hanno inventata degli uomini tanti anni fa” ed è forse giunto il momento di rivederla. La convinzione di (dover) essere la migliore, la più forte, il capo, inizia a vacillare. Insieme a questa nuova consapevolezza fa la sua comparsa un’arma custodita da donne, sconosciuta agli organi ufficiali di potere e rubata da chi rappresenta il controllo patriarcale. Quest’arma, una falce, simboleggia la forza che non deve più essere individuale, di una sola al mondo, ma diventare di tutte (“il mio potere dovrebbe essere il nostro potere“). Con l’attivazione delle potenziali, grazie alla magia di Willow, il collettivismo e l’intersezionalità alla base del femminismo di Terza Ondata trovano esplicitazione. Buffy viene così sollevata dal peso di una responsabilità troppo grossa per una persona sola e, allo stesso tempo, diventa ancora più chiaro che Buffy l’ammazzavampiri non è mai stata una serie sull’eccezionalità, ma sui rapporti e sull’importanza di fare rete.

Teorie sul futuro di Buffy
Dopo l’uscita di scena del creatore della serie, Joss Whedon (accusato da diversi attori e attrici di comportamenti scorretti sul set e abuso di potere), pareva che Buffy fosse destinata a non avere mai un continuo. Ma la regista e sceneggiatrice Chloé Zhao, grande fan della serie, ha proposto un’idea che è riuscita a convincere persino la diffidente Sarah Michelle Gellar, la quale non ne voleva sapere di tornare a vestire i panni di Buffy. Oltre alla stessa Gellar, l’altro membro del cast confermato per questo sequel è Ryan Kiera Armstrong, che interpreterà la protagonista. Dato il finale della serie canonica, è altamente probabile che Armstrong sarà una Cacciatrice e, se posso azzardare una teoria, potrebbe addirittura essere imparentata con Buffy, data la somiglianza fisica tra le due attrici. Se si trattasse addirittura della figlia, questo legacy sequel potrebbe riservare degli spunti interessanti. Non ci sono per ora altri aggiornamenti ma, data la volontà di Gellar di “riportare in vita i personaggi morti”, non è da escludere il ritorno di personaggi amati dal pubblico.
Buffy l’ammazzavampiri è disponibile su Disney + e Prime Video.
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