La casa nera (titolo originale The People Under the Stairs, 1991) è uno degli horror più importanti ed estremi di Wes Craven. Un film che mescolava l’horror con la commedia nera e la critica sociale. Dagli anni ’70 fino alla sua scomparsa, Craven ha saputo innovare e influenzare ogni decennio di cinema. Anche per questo motivo non è azzardato parlarne come uno dei registi horror più importanti di sempre.

Trama: A Los Angeles, il giovane Fool decide di introdursi nella casa per trovare un tesoro nascosto, ma l’impresa si trasforma in un incubo quando scopre che l’abitazione è un labirinto pieno di segreti, bambini imprigionati e orrori sepolti dietro le pareti. 

La casa nera

L’idea di questo film nacque da un fatto di cronaca realmente avvenuto a Los Angeles negli anni ’70, quando due ladri inconsapevolmente portarono la polizia a scoprire bambini segregati dai genitori. Wes Craven trasformò questa notizia costruendo una casa che diventa metafora della società americana, apparentemente normale in superficie, mentre nasconde qualcosa di disturbato e malato. 

Quando ero appena adolescente (circa 11 anni) ricordo di aver noleggiato La casa nera in VHS con un paio di amici: lo detestammo. Non era “abbastanza” horror. A quell’età cercavamo film davvero spaventosi o splatter, e questo era troppo equivoco con i suoi toni da commedia nera grottesca. Rivedendolo oggi, è uno degli horror più interessanti di Wes Craven, che molto spesso viene citato solo per i suoi capolavori come Scream (1996) e il primo Nightmare (1984). Come spesso capita ci sono film che necessitano di una seconda visione, quando si ha più esperienza e si è in grado di coglierne la complessità. 

La casa nera
Wendy Robie ed Everett McGill

Craven scelse Wendy Robie ed Everett McGill, da poco reduci dal successo di Twin Peaks, per incarnare la coppia di mostri domestici Mommy e Daddy: fratello e sorella incestuosi, maschere grottesche della famiglia americana. Lui in una tuta nera in lattice, lei casalinga psicotica, entrambi rappresentano la degenerazione del sogno borghese, la sua violenza repressa e il moralismo ipocrita del reaganismo di quegli anni. Craven si spinge oltre il grottesco, trasformando l’horror in una satira feroce sulla paura dell’altro, sulla sicurezza e sul controllo. Mommy e Daddy sono dei villain atipici per il genere, sono il potere che si autodistrugge dietro la maschera della famiglia americana. 

Negli anni 70′, con L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi, Craven aveva già smantellato il mito della famiglia americana all’ombra del Vietnam. Qui invece il discorso diventa esplicito, sfociando in una favola macabra sulla disuguaglianza, sull’avidità e sulla violenza sistemica. In The People Under the Stairs, ciò che un tempo era sottotesto diventa una dichiarazione aperta, denunciando in modo diretto la frattura tra ricchi e poveri e trasformando l’horror domestico in un incubo viscerale contro l’ipocrisia sociale. E non a caso, i titoli di coda scorrono sulle note di Do the Right Thing

La casa nera

La casa nera ha ispirato diversi registi, già dall’anno successivo con l’uscita di Candyman. Questa miscela di horror e allegoria sociale anticipava diversi film che venivano poi etichettati come “ghetto horror” (anche Bones). Caratteristiche che oggi riecheggiano nei film di Jordan Peele e di Zach Cregger, i quali riprendono l’idea del terrore nascosto nei luoghi quotidiani, l’ossessione per le cantine (o sotterranei) come spazi del rimosso collettivo, e la commistione dei generi con toni da horror-comedy imprevedibili. Personalmente penso che Craven avrebbe apprezzato Weapons di Cregger, un film affine nella visione paranoica dell’America e nei suoi simbolismi.

Molto interessante è anche lo sguardo di Craven sull’infanzia. Qui affida la storia a protagonisti giovanissimi: Brandon Adams aveva dodici anni, A.J. Langer diciassette. L’infanzia diventa lo specchio dell’innocenza minacciata, ma anche la voce della consapevolezza davanti all’orrore puro. Fool è il vero saggio del film, capisce subito che la violenza e il crimine non portano giustizia e che il male va affrontato comprendendone le radici, scavando in profondità, affrontando le paure. La sua alleanza con Alice trasforma la casa in una fiaba nera. Lei sembra una sorta di principessa imprigionata o vittima di un incantesimo, lui il “fool” che la salva, ribaltando quel mito del cavaliere. La casa, o castello corrotto, diventa il teatro del male borghese e dei segreti familiari, un inferno domestico dove ogni parete nasconde qualcosa di oscuro.

La casa nera

Molto particolare anche la fotografia cupa e la scenografia gotica che rendono l’abitazione un personaggio a sé, pieno di passaggi segreti e trappole (anche qui, tanti gli esempi di registi che si sono ispirati a questo film). Craven alterna orrore e ironia dimostrando che il terrore può scaturire anche da situazioni che sono al limite del ridicolo. Il film ha diversi momenti surreali e grotteschi, Daddy in lattice armato di fucile, gli inseguimenti un po’ slapstick, la discesa dal comignolo, la scena tra porte e corridoi. Anche il cane Prince diventa un personaggio tragicomico, vittima inconsapevole della follia dei padroni. È forse l’unico essere veramente “innocente” del film, simbolo di una violenza cieca che travolge anche chi obbedisce. Nonostante tutte queste assurdità, La casa nera è uno dei film più lucidi di Wes Craven, che qui sfrutta tutti i cliché del genere per far emergere le ingiustizie sociali, dal razzismo agli abusi domestici. 

La violenza del film è controllata ma spietata, Craven sa come evitare il gore gratuito, puntando più sulle immagini disturbanti: il pozzo degli arti smembrati, il cane che insegue i bambini, la tortura di Leroy. Con l’orrore sempre radicato nel quotidiano e nella follia umana. La sua costante ambiguità tra humor nero e violenza domestica è la vera forza del film, un incubo grottesco che ti resta attaccato anche molto tempo dopo la visione. Per ogni decennio il regista riusciva sempre a riscrivere le regole del genere influenzando gli anni a seguire. E gli anni ’90 sono stati di grande ispirazione per lui, perché poi seguiranno New Nightmare (1994) che è il capitolo più interessante e metacinematografico della saga di Nightmare, e Scream (1996), capolavoro assoluto che ha fatto risorgere lo slasher. 

La casa nera

Una fiaba urbana, un horror domestico, una commedia crudele: La casa nera è una delle opere più personali del regista. Sicuramente non è un horror per tutti, può risultare troppo sopra le righe e fraintendibile nel suo essere così surreale e fuori controllo. Ma non esiste un altro film simile per tono e follia visiva. Per chi come me non aveva avuto modo di apprezzarlo alla prima visione, consiglio assolutamente di fare un rewatch.

Classificazione: 4 su 5.

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