È bene metterlo in chiaro da subito: ne L’agente segreto, il nuovo film di Kleber Mendonça Filho, uno degli autori più importanti e di maggior talento del cinema brasiliano, non c’è alcun agente segreto. Il titolo scelto dal regista serve a evocare il clima di forte tensione, angoscia e paranoia che si respirava in Brasile nel 1977, durante gli anni bui del regime militare.

Non è un film di spionaggio nel senso classico del termine ma un’opera – a cavallo tra più generi – coinvolgente e appassionante che ha per protagonista Marcelo (interpretato da un formidabile, pluripremiato e gigantesco Wagner Moura), un uomo in fuga che torna a Recife, la sua città natale, per rivedere e riabbracciare il figlio, il piccolo Fernando. Per le vie della città imperversa il Carnevale ma sotto la superficie allegra e festosa cova un clima minaccioso e asfissiante. Marcelo è in pericolo, come ai tempi lo potevano essere tutte le persone malviste dalla dittatura militare.

Un film sulla memoria e sull’importanza di ricordare
L’agente segreto è un grandissimo film: lo si intuisce dai primi minuti, da quella scena iniziale, grottesca e straniante, al distributore di benzina, con il maggiolino giallo guidato da Marcelo che si ferma per fare rifornimento e si trova a pochi metri dal cadavere di un uomo malamente coperto con un cartone. Il nuovo lavoro di Kleber Mendonça Filho è, tra le altre cose, un thriller politico in dialogo costante col nostro presente. Un film sulla memoria, sull’identità e sulla testimonianza, sull’importanza di ricordare le persone e le pagine di storia oscure e terribili, come quella della dittatura militare che ha oppresso il Brasile per oltre vent’anni.

Un film profondamente e spiccatamente cinefilo
Nel 2025 era stato Walter Salles, con l’intenso e accorato Io sono ancora qui, a occuparsi della recente e dolorosa storia del Brasile ma in un modo decisamente più classico, canonico e convenzionale. Kleber Mendonça Filho, che ha una formazione da critico cinematografico (e lo si percepisce nettamente guardando il suo nuovo lungometraggio), lo fa in tutt’altro modo, con un’opera ambiziosa, complessa e stratificata in cui emerge tutta la sua cinefilia e il suo amore per il proprio paese e per la sua città natale, Recife, già al centro di Retratos fantasmas, il suo documentario del 2023 purtroppo ancora inedito in Italia. Mendonça Filho ci mostra la stupidità e l’arroganza degli uomini al potere e la mediocrità delle istituzioni, contrapposta a chi lotta e resiste in attesa di tempi migliori, alla comunità di rifugiati gestita da Dona Sebastiana, figura splendida e umanissima, nata agli inizi del Novecento, che in passato ha vissuto in Italia, a Sassuolo, negli anni di un altro regime brutale, osceno e terribile, quello fascista.

L’agente segreto è ambientato nel febbraio del 1977, per le strade impazza il Carnevale e nei cinema di Recife è tornato in auge Lo squalo di Steven Spielberg (uscito in Brasile nel Natale del 1975), dopo il macabro ritrovamento di una gamba umana nello stomaco di un pescecane. Nel film di Kleber Mendonça Filho ci troviamo più volte trasportati nella sala cinematografica e nella cabina di proiezione dove lavora il suocero di Marcelo. Oltre a Lo squalo, le persone affollano le proiezioni di The Omen (Il presagio), il film horror diretto da Richard Donner con Gregory Peck e Lee Remick.

Fuori dal cinema si vedono anche le locandine di Pasqualino Settebellezze della Wertmuller e di Dona Flor e i suoi due mariti di Bruno Barreto. Ed è proprio in un ex cinema di Recife, dove il piccolo Fernando era finalmente riuscito a vedere col nonno Lo squalo di Spielberg dopo esserne stato ossessionato e averne disegnato il poster, trasformato in un centro medico e ospedaliero, che si conclude (ai giorni nostri) la storia narrata nel film.

Nel nuovo lavoro di Kleber Mendonça Filho, già autore dei notevoli Aquarius e Bacurau, il presente e il passato sono in dialogo continuo e costante tra loro, attraverso i luoghi e le persone che li hanno vissuti e frequentati. La memoria, le voci e il ricordo di chi non c’è più sopravvivono sui nastri delle audiocassette registrate negli anni del regime militare che vengono ascoltati quasi mezzo secolo più tardi da due studentesse, fino ad arrivare a Fernando, il figlio di Marcelo/Armando.
Premiato per la miglior regia e il miglior attore a Cannes 78, vincitore di due Golden Globes e candidato a ben 4 Academy Awards, L’agente segreto è uno dei film più significativi e importanti di questa stagione e degli ultimi anni. Un’opera magistrale, spiazzante e sorprendente, che attraverso le immagini interroga il passato, dialoga col nostro presente e fa i conti con la Storia, recente e dolorosa, del Brasile.
a cura di Boris Schumacher
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