La vicenda del mostro di Firenze rappresenta il caso di cronaca nera più sconvolgente del nostro paese, con una lunga scia di sangue che ancora genera sgomento e di cui non sono si è arrivati ad una risolutiva verità giudiziaria. Raccontare una simile epopea, che oramai annovera oltre mezzo secolo di eventi, rappresenta un’ardua impresa anche per i più esperti cronachisti di nera, immaginiamoci per chi ha tentato di raccontarla attraverso opere di finzione come film o fiction.

Di recente ha fatto molto parlare la serie tv Il Mostro, firmata da Stefano Sollima (di cui vi lasciamo l’approfondimento a fine articolo), un’uscita che con la sua, ad oggi, prima stagione ha generato impennate di streaming su Netflix, anche a livello internazionale. L’appuntamento è stato atteso e vissuto con grande curiosità dagli spettatori che hanno visto nell’utilizzo del format “serie tv” un’intrigante alternativa alle narrazioni dall’approccio documentario o pseudo tale fatte dai blog e siti mostrologici, oltre che dai canali youtube e pagine social dedicati alla cronaca nera, spesso gestiti da curiosi improvvisati che cercano di cavalcare l’onda con scarse competenze, di cui il web è oramai sempre più saturo.
Eppure in pochi si ricorderanno che quella di Sollima e Netflix non rappresenta una novità in senso assoluto, in quanto un primo esperimento seriale d’impianto mostrologico aveva già visto la luce degli schermi televisivi nel 2009. L’abbonamento per assistervi stavolta era quello di Sky, il canale su cui sintonizzarsi Fox Crime. Si intitolava, ovviamente, Il mostro di Firenze ed è una miniserie in sei puntate diretta da Antonio Grimaldi.

In questo articolo vi do cinque validi moviti per cui, se siete interessati all’argomento, dovreste recuperare anche voi la visione della serie Il mostro di Firenze.
1- Il taglio narrativo
Il mostro di Firenze, e non smetterò mai di dirlo, rappresenta un’epopea di proporzioni omeriche, in cui tutto evolve o rimane fisso, ma senza mai dei veri punti fermi. Raccontarlo, dunque, significa innanzitutto fare una scelta di cosa trattare. Da dove partire, dove arrivare, cosa scartare. La scelta fatta da Leonardo Valenti, Barbara Petronio e Daniele Cesarano, sceneggiatori della serie Il mostro di Firenze, è stata forse la più ovvia, ma non per questo la più semplice. Si descrivono personaggi, situazioni e fatti noti, perlopiù seguendo una macro-cronologia che porta lo spettatore, più o meno esperto, a capire come evolve la scia delittuosa e come le varie piste si susseguono tra di loro (Spalletti – pista sardi – Pietro Pacciani ed i compagni di merende – Narducci, Calamandrei – la pista esoterica ecc..). Niente sorprese quindi, ma un approccio apprezzabile che viene gestito con una ottima scansione ritmica, sia a livello di montaggio che di bilanciamento degli episodi.

2- La prospettiva
La serie non presenta ciò che accade con occhi super partes. La scelta, interessante e convincente, è stata quella di utilizzare soprattutto due importanti punti di vista, che si alternano e a volte incrociano. Da una parte quello investigativo degli inquirenti -rappresentati in primis dal procuratore Silvia della Monica, poi dal commissario Giuttari e infine dal dottor Mignini- dall’altra quello, altamente drammatico, dei familiari di una delle vittime del mostro. Due prospettive fondamentali e cruciali, perchè se da una parte si assiste al progredire inesorabile degli omicidi e alla difficoltà crescente delle indagini, dall’altra parte ci sono persone comuni, gente dalla vita ordinaria che vorrebbe solo scacciare via i pensieri di questa terribile minaccia. Finchè questa non si trasforma in realtà.

3- Le interpretazioni
Ricollegandomi al punto precedente, uno degli elementi che sicuramente impreziosiscono di più questa serie sono le interpretazioni attoriali, a partire da quella di Ennio Fantastichini nel ruolo di Enzo Rontini. Una prova carismatica e intensa che restituisce il pathos, la combattività e l’importanza, non solo simbolica, che il padre di Pia, vittima del mostro insieme al fidanzato Claudio Stefanacci, ha rivestito nella vicenda. Enzo si è fatto carico del dolore per la perdita, ma non si è chiuso in esso, anzi, lo ha trasformato in un motore per provare a smuovere le acque e fare tutto ciò che poteva risultare utile agli inquirenti. Il possibile e anzi, anche l’impossibile, al punto da non riuscire più a sostenere questo immenso peso e a spegnersi. Ennio Fantastichini impersona la figura di un bravo padre di famiglia, un uomo buono che si scontra con un sistema, di rapporti privati e dinamiche pubbliche, cieco alle dinamiche del cuore.

Notevole anche l’interpretazione di Nicole Grimaudo nei panni del procuratore Silvia Della Monica, lontana da eccessi e facili stereotipi, ma credibile nei suoi dubbi e turbamenti. In generale, tutto il comparto investigativo risulta ben reso e caratterizzato, con le interpretazioni di Giorgio Colangeli come Michele Giuttari, Bebo Storti come Piero Luigi Vigna, Corso Salani come Paolo Canessa e, soprattutto, Marco Giallini come Ruggero Perugini, una galleria di personaggi sopra le righe che con la loro impostazione teatrale e apparentemente caricaturale rappresentano in modo convincente quei veri protagonisti che pure anche nella realtà sembrano usciti da una fiction o da film noir.
Un momento altamente simbolico ed emblematico di quest’attitudine è rappresentato dal celebre appello rivolto da Perugini, qui Giallini, al mostro in diretta tv:
“Io non so perchè, ma ho la sensazione che tu in questo momento mi stia guardando. E allora ascolta, la gente qui ti chiama mostro, maniaco, belva, ma in questi anni credo di aver imparato a imparato a conoscerti, forse anche a capirti e so che tu sei soltanto il povero schiavo in realtà di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Lo so che il passato ti ha insegnato il sospetto e la diffidenza, ma in questo momento non ti sto mentendo e non ti mentirò neanche dopo se e quando deciderai di liberarti di questo mostro che ti tiranneggia. Tu sai quando e dove trovarmi, io aspetterò.”

4- Processo Pacciani in pillole
Pur nella sua estrema sintesi, la serie dedica spazio al processo a Pietro Pacciani, evento mediatico senza precedenti per la giustizia del nostro paese che grazie alle telecamere delle tv è entrata direttamente nei salotti degli italiani, divisi, ovviamente, tra innocentisti e colpevolisti. Ci sono i passaggi più significativi, dalle più celebri esternazioni in aula di Pacciani, a quelle di Mario Vanni a cui si deve l’aver coniato, pur involontariamente, l’espressione diventata oramai proverbiale “compagni di merende“. E poi l’istrionico Lorenzo Nesi, le testimonianze dei (tanti) reticenti, Baldo Bardazzi che aveva notato un uomo biondo sospetto al bar osservare Pia e Claudio, fino all’esposizione delle indagini da parte del commissario Ruggero Perugini (Marco Giallini) che riporta alla corte alcuni indizi “significativi” contro l’imputato, tra cui il blocco Skizzen Brunnen che sarebbe appartenuto a Horst Meyer, uno dei due tedeschi uccisi, e poi il bossolo rinvenuto nell’orto di casa Pacciani, proprio con una lettera H stampigliata sul fondello, la famosa lettera H che è sempre stata rinvenuta sulle scene dei delitti del mostro. Pur con i limiti di una regia di stampo televisivo, l’atmosfera e le interpretazioni in queste ricostruzioni processuali risultano convincenti e coerenti sia con la parte più narrativa della serie, sia con il clima teatrale e surreale generato dai reali protagonisti della vicenda.


5- La sigla
Ogni episodio si apre con la sigla in cui le immagini della campagna fiorentina sono accompagnate da Gioco di Bimba, brano composto da Le Orme facente parte dello straordinario album, caposaldo del rock progressivo italiano, Uomo di pezza del 1972. Il brano è stato per l’occasione interpretato da Graziano Glatone su riarrangiamento di Massimiliano Annibaldi. E non si tratta di una scelta casuale. Il testo racconta infatti di una giovane che si trova a vivere il brusco passaggio dall’infanzia all’età adulta. Come le vittime del mostro, fiori recisi troppo presto, con tutta la vita davanti ancora da vivere..
Se vuoi continuare ad approfondire il tema del mostro di Firenze su Horror Italia 24
-leggi la recensione della serie tv di Stefano Sollima: Il Mostro – Un vento di tramontana che sconvolse per sempre l’Italia
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